Il giorno in cui ho deciso di vivere preferendo sempre i rimorsi ai rimpianti era dicembre del 2012. Ero a un compleanno a Ostia, in una pizzeria, con il mio primo ragazzo. Mio papà mi chiama che mia nonna materna aveva avuto un ictus. Il viaggio di ritorno a Roma, con una fidanzato 7 anni più grande ma con -30 di sensibilità, era per forza un tipo di tortura esaustivamente in voga in un girone infernale.
A fine ottobre avevo ufficialmente perso la mia migliore amica. Sì sempre lei, inutile che ripeto le cose, quella storia brutta e traumatica. Sì, pensandoci un pò un anno del cavolo. Dal giorno dopo, indubbiamente direi a posteriori come meccanismo di difesa, ho cominciato ad allontanarmi dalle persone che potevano lasciarmi, a fare qualche passo indietro per non provare così tanto dolore. Con amici, famigliari, e anche con i nonni. Ricordo proprio il giorno che guardai mia nonna dal corridoio, mentre si chinava verso il forno per vedere se la lasagna poteva essere tolta e portata in tavola, ricordo dopo di aver sentito la sua voce che mi chiamava e fare qualche frecciatina poco sensibile su di me, e ricordo di aver detto "Questa qui mi lascerà e ci starò male e non voglio più stare male". Lo so, una frase stupida, ma al momento suonava quasi intelligente, nell'anticipazione di un dolore. Magnifico marchingegno il cervello.
Ritornai a queste immagini in quel viaggio in macchina, nei riflessi dei semafori risentivo i colori della sua voce e della mia promessa.
E ora sarebbe cambiato tutto. E mi dissi quanto ero stata cretina a volermi allontanare un pò. Che era stato un pensiero veramente stupido. E ora lei era paralizzata su una sedia a rotelle, senza voce. Avevo sprecato una di quelle occasioni che non tornano più, non in quel modo. Avevo sprecato tempo. E come ripeto fino alla nausea ora, il tempismo è veramente tutto.
Ricordo perfettamente di aver deciso che quella sensazione non avrei più voluto provarla, che avrei preferito mille volte piangermi addosso per una stupidaggine fatta che per qualcosa che avrei dovuto fare ma non ho fatto. Niente più rimpianti. Ne ho pochi, il più grande è assolutamente questo.
Evitarsi del dolore è la risposta ovvia ai traumi, alle ferite che non sappiamo superare. E anche se sappiamo come finiscono le cose, anche se nel mentre che camminiamo facciamo delle cose giuste che ci sembrano sbagliate e delle cose sbagliate che ci sembrano giuste, dobbiamo essere un pò indulgenti con il. noi che ha preso quella decisione. Non sapeva tutte le cose che sappiamo ora, e in quel momento ha fatto quello che si sentiva, nel meglio che poteva.
Non so se ho pienamente perdonato la giulia del 2012. Ha fatto una marea di passi falsi, si è definitivamente persa.
Ma nel 2012, non lo sapevo.
Certi valori si apprendono solamente dopo averli vissuti e non so se sia un bene evitare il dolore, visto che poi ci rende migliori e più umani :)
RispondiEliminaUn abbraccio