Siamo ubriachi in un mondo che vuole che recitiamo la nostra parte, quel ruolo, quel personaggio. Senza rompere il cerchio. Da piccoli ci insegnano a disegnare dentro i bordi. Dentro i confini. Costruiamo fossati. Muri. Per gli altri e per noi. E se scoprissimo che possiamo uscire da quel personaggio. Che siamo noi interpreti e sceneggiatori? Che siamo atomi infinitesimali, formiche gocce, secondi in questa vita, e l’unico potere è cedere il controllo e non controllare niente? Che tutte le pippe mentali sono solo un illusione di un mondo che assomiglia a un purgatorio? E se proprio dai quei bordi c’è la parte molto più bella?
So che faccio una marea di domande. So che non sono speciale per questo. Vorrei dire alla me di 13 anni che la perfezione non l’apparterrà mai, che è inutile che continui a cercarla dentro di sè e in un mondo imperfetto per definizione. E che tutto il suo viaggio pieno di errori, va bene. Che non è sbagliata nel vedere oltre le cose. Nei sogni, nelle presenze. Che è normale sentirsi persi in un viaggio frastagliato. E lasciarsi rubare tempo, energie, da persone non giuste. È normale farsi prendere dalle cose non importanti. Ma che è fondamentale ritrovarsi. E ritrovare le cose vere, vivendole con sincerità.
Continuerò ad ispirare gli altri. Continuerò a lasciarmi sorprendere. Continuerò ad andare fuori dai bordi. Continuerò a spezzare il cerchio.
Forse mi sono sempre sentita diversa per questo. E forse devo continuare a combattere per la libertà di essere questo. Senza ruoli, senza bordi, senza definizioni. Un po’ brilla va bene.
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