A posteriori. Quante cose a posteriori avremmo scelto diversamente? Fatto diversamente? A cui avremmo reagito diversamente, pensato diversamente. Tante, tantissime.
Me ne rendo conto a 28 anni. Ma a posteriori, come si dice, siamo tutti bravi. Sto cominciando a perdonare me stessa, la me di anni fa quando non si sentiva abbastanza. Quando si arrabbiava, quando sbagliava. E non per sminuire quelle colpe, quei sentimenti, quelle reazioni. Solo posizionarle nel tempo. E riconoscere che a quel tempo, hai fatto il meglio che potevi far, o il peggio. Ma in quel momento ti sentivi in quel modo, e va bene così.
A posteriori. Si, a posteriori delle cose diventano chiare. Hai presente quando ti dicono che le cose fanno parte di un disegno che non vediamo? Che fastidio quando te lo dicono. Ed è una di quelle verità che purtroppo si rivelano corrette. Anche se lo capisci sempre dopo. Anni dopo. Troppo dopo.
Credo sia questo il motivo di molti scontri generazionali; che le persone tendono a dimenticare e a ricordarsi solo a posteriori le lezioni imparate da quelle esperienze. Che è un grande modo per tirare le somme a livello personale, ma ehi, prima non è che sapevi le cose che sapevi oggi. E allora quando ai giovani si fa la paternalistica riguardo a cose che hai superato e che poi hai capito “ a posteriori” come fossero davvero.. beh si è facile. Dare subito la soluzione. Ma agli occhi di chi ascolta, di chi magari quelle cose le sta ancora vivendo è minimizzante il tuo “ tirare le somme” e svelare cosa c’è alla fine. Che ci piaccia o no, ognuno deve essere libero di sbagliare e arrivare alle sue conclusioni. Nel tempo giusto, probabilmente anni dopo. La chiave mi sembra essere non dimenticare; non dimenticare il caos dell’adolescenza e non solo dire “ sei giovane e ancora non capisci”; non dimenticare che essere giovani è figo per alcune cose ma è caotico per altre; dove non hai quella stabilità e mentalità di equilibrio e tendenzialmente stai cercando di rispondere a molte domande.
Non so se c’è un tempo in cui si diventa adulti e si assomiglia più a Capitan Uncino che a Peter Pan, forse capitan uncino è tendenzialmente un adulto che vive nei rimpianti di quello che poteva essere e si rifiuta di vivere la sua età. Mi sembra un po’ che gli adulti, rispetto a quanto ti fanno credere, siano solo dei ragazzi che hanno messo in fila alcune cose; non sono invincibili, non hanno tutte le risposte, sono sempre incasinati e soprattutto non sanno sempre dove stanno andando. Si diventa solo bravi a improvvisare, e magari ad essere più “solidi” per le persone che abbiamo attorno. A creartela la strada. Smetti di cercarne una.
Mio invisibile lettore, mi dispiace di questo post un po’ confuso; sto bene, sono serena, ma sono in un momento in. Cui penso tanto e in cui lavoro tanto su di me, per poter essere una persona che sarebbe piaciuta alla me di 10 anni fa. Non voglio dimenticare. Credo che invecchiare possa essere un’avventura ( certo la devi prendere così, perché tanto è una cosa che succederà a tutti non è che hai una scelta), ma so che non voglio scordarmi che in ogni età ci sono dei problemi. Di non minimizzare le cose. Di non dire “ io alla tua età”. Che non è tutto idialliaco, ma non è tutto definitivo. Voglio essere una persona gentile, questa è la persona che vorrei essere.
A posteriori sono tutti bravi, la sfida forse è non farsi inquinare troppo dagli adulti, dalla negatività, e diffidare da chi ti dice che qualcosa l’ha capita solo perché ha più anni di te. Forse hai capito più tu a 28 anni di una persona a 50, o forse semplicemente avete capito cose diverse, e va bene così.
A 28 anni so che voglio curarmi di meno delle cose che a posteriori avrei voluto fossero diverse. Voglio imparare le cose, avere Sete di Bellezza come diceva il mio professore di italiano, e non scordarmi mai del mio bambino interiore.
Che a posteriori non sarà più un bambino, ma questo non lo sa, non è giusto che lo sappia e non bisogna inquinargli il suo tempo. La sua ricreazione. E i suoi sogni.