hey

Per tanto tempo ho pensato di avere un'origine depressa, di quella depressione che genera tranquillamente e poco empaticamente un mondo poco attento alla sensibilità. In realtà sono perdutamente innamorata della vita, fieramente onnivora e con tanta voglia di imparare. Ed essere diversi a questo mondo è una grande prova di follia, e di coraggio. Ma sii te stesso, sempre, buffo, senza senso.. e va bene così. Un giorno l'accetterai. Benvenuto nell'isola dei giocattoli difettosi.

giovedì 13 novembre 2025

A posteriori

A posteriori. Quante cose a posteriori avremmo scelto diversamente? Fatto diversamente? A cui avremmo reagito diversamente, pensato diversamente. Tante, tantissime.

Me ne rendo conto a 28 anni. Ma a posteriori, come si dice, siamo tutti bravi. Sto cominciando a perdonare me stessa, la me di anni fa quando non si sentiva abbastanza. Quando si arrabbiava, quando sbagliava. E non per sminuire quelle colpe, quei sentimenti, quelle reazioni. Solo posizionarle nel tempo. E riconoscere che a quel tempo, hai fatto il meglio che potevi far, o il peggio. Ma in quel momento ti sentivi in quel modo, e va bene così. 

A posteriori. Si, a posteriori delle cose diventano chiare. Hai presente quando ti dicono che le cose fanno parte di un disegno che non vediamo? Che fastidio quando te lo dicono. Ed è una di quelle verità che purtroppo si rivelano corrette. Anche se lo capisci sempre dopo. Anni dopo. Troppo dopo. 

Credo sia questo il motivo di molti scontri generazionali; che le persone tendono a dimenticare e a ricordarsi solo a posteriori le lezioni imparate da quelle esperienze. Che è un grande modo per tirare le somme a livello personale, ma ehi, prima non è che sapevi le cose che sapevi oggi. E allora quando ai giovani si fa la paternalistica riguardo a cose che hai superato e che poi hai capito “ a posteriori” come fossero davvero.. beh si è facile. Dare subito la soluzione. Ma agli occhi di chi ascolta, di chi magari quelle cose le sta ancora vivendo è minimizzante il tuo “ tirare le somme” e svelare cosa c’è alla fine. Che ci piaccia o no, ognuno deve essere libero di sbagliare e arrivare alle sue conclusioni. Nel tempo giusto, probabilmente anni dopo. La chiave mi sembra essere non dimenticare; non dimenticare il caos dell’adolescenza e non solo dire “ sei giovane e ancora non capisci”; non dimenticare che essere giovani è figo per alcune cose ma è caotico per altre; dove non hai quella stabilità e mentalità di equilibrio e tendenzialmente stai cercando di rispondere a molte domande. 

Non so se c’è un tempo in cui si diventa adulti e si assomiglia più a Capitan Uncino che a Peter Pan, forse capitan uncino è tendenzialmente un adulto che vive nei rimpianti di quello che poteva essere e si rifiuta di vivere la sua età. Mi sembra un po’ che gli adulti, rispetto a quanto ti fanno credere, siano solo dei ragazzi che hanno messo in fila alcune cose; non sono invincibili, non hanno tutte le risposte, sono sempre incasinati e soprattutto non sanno sempre dove stanno andando. Si diventa solo bravi a improvvisare, e magari ad essere più “solidi” per le persone che abbiamo attorno. A creartela la strada. Smetti di cercarne una. 

Mio invisibile lettore, mi dispiace di questo post un po’ confuso; sto bene, sono serena, ma sono in un momento in. Cui penso tanto e in cui lavoro tanto su di me, per poter essere una persona che sarebbe piaciuta alla me di 10 anni fa. Non voglio dimenticare. Credo che invecchiare possa essere un’avventura ( certo la devi prendere così, perché tanto è una cosa che succederà a tutti non è che hai una scelta), ma so che non voglio scordarmi che in ogni età ci sono dei problemi. Di non minimizzare le cose. Di non dire “ io alla tua età”. Che non è tutto idialliaco, ma non è tutto definitivo. Voglio essere una persona gentile, questa è la persona che vorrei essere. 

A posteriori sono tutti bravi, la sfida forse è non farsi inquinare troppo dagli adulti, dalla negatività, e diffidare da chi ti dice che qualcosa l’ha capita solo perché ha più anni di te. Forse hai capito più tu a 28 anni di una persona a 50, o forse semplicemente avete capito cose diverse, e va bene così.

A 28 anni so che voglio curarmi di meno delle cose che a posteriori avrei voluto fossero diverse. Voglio imparare le cose, avere Sete di Bellezza come diceva il mio professore di italiano, e non scordarmi mai del mio bambino interiore.

 Che a posteriori non sarà più un bambino, ma questo non lo sa, non è giusto che lo sappia e non bisogna inquinargli il suo tempo. La sua ricreazione. E i suoi sogni. 


domenica 26 ottobre 2025

Rispetto a tante cose

 Sono qui a vedere un concerto di mio papà. Con la sua band storica, i Blue Elettrico. Sono quasi 40 anni che suonano assieme. Eh si, non sono perfetti. Sbagliano anche accordo ogni tanto, perdono un tempo, ci sono dei buchi in cui nessuno parla e nessuno spiega la canzone che suoneranno subito dopo. Però li guardo con commozione e penso a quanto poco sia importante la perfezione rispetto a tante cose. Rispetto al divertirsi. Rispetto al mettersi alla prova, davanti ad amici e parenti. Rispetto a continuare a suonare e a fare prove tutte le settimane mentre il tuo lavoro è un altro. Rispetto a metterci tutto il cuore, e non essere i più bravi in qualcosa. Solo.. bravi. Non perfetti. Perché essere ordinari, quando si può essere straordinari? 

mercoledì 15 ottobre 2025

Nicola mi ha regalato questa meraviglia su di me

 C’era una volta una ragazza di nome Giulia che lavorava in un posto dove le persone parlavano tanto, ma ascoltavano poco.

Lei invece parlava piano, osservava, capiva. Non faceva rumore, ma c’era. Sempre.


A volte sentiva gli sguardi degli altri pesare più delle parole. Come se la stessero misurando con un metro che non era il suo.

Eppure, ogni mattina, entrava lo stesso, col suo sorriso piccolo ma vero.

Quel sorriso che non chiedeva attenzione, ma la dava.


Col tempo, successe una cosa strana.

Le persone che la giudicavano di più, nei giorni difficili, cercavano proprio lei.

Perché Giulia non giudicava, non alzava la voce, ma riusciva a far sentire gli altri migliori solo stando accanto.


E anche se nessuno lo diceva ad alta voce, tutti sapevano che quando Giulia sorrideva, l’aria diventava un po’ più leggera.


Un giorno capì che non serviva essere capita da tutti per fare la differenza.

A volte basta solo essere sé stessi, con gentilezza e dignità.


Perché chi sorride anche quando si sente fuori posto,

in realtà è quello che illumina la stanza.

lunedì 29 settembre 2025

Gambe corte

 Luglio 2023 

Simone, 5 anni.

Simone: Qual è la cosa che ti fa più paura?

Giulia: Mmm non lo so, ci devo pensare. La tua qual

è?

Simone: Di perdermi.

Lo dice come se vedesse quella paura davanti a lui, poi abbassa veloce la testa, non mi guarda negli occhi e resta in silenzio.

Avrei voluto dirgli qualcosa di rassicurante ma gli avrei mentito, perché perdersi, in tutte le sue forme, è davvero terribile.

Perdersi

Non trovarsi più, non farsi trovare più. Perdere la propria strada. Dove è casa?

Perdere sè stessi.

Non posso dirgli qualcosa di incoraggiante che sminuisca quella paura, perché cavolo se è una paura tremenda. Ma con i bambini bisogna sempre essere sinceri, loro lo sanno ed apprezzano.


 sminuisca quella paura, perché cavolo se è una paura tremenda. Ma con i bambini bisogna sempre essere sinceri, loro lo sanno ed apprezzano.

Allora glielo dico

"Anche per me, anche io ho paura di perdermi"

Simone ha alzato la testa mi ha sorriso, ricordandomi che quando si dicono ad alta voce le proprie paure, rendendosi conto che non si è da soli a sentirle, sono un po' meno spaventose.

E che i bambini hanno le gambe corte ma stanno sempre un passo avanti.

sabato 30 agosto 2025

Ogni volta

 Perche l’amore, in tutte le sue forme, è non promettere di capire l’altro sempre ma di provarci ogni volta. 

domenica 17 agosto 2025

Il perché e non il come

 Non ho mai creduto alle persone che si lasciano perché i sentimenti cambiano. L’ho sempre trovata un metodo veloce per tagliare la corda, un modo in cui non devi dare tante spiegazioni. 

La cosa che capisci dopo diversi errori e un bagaglio da stiva di rimorsi e sensi di colpa, è che l’amore non è tutto. Le relazioni non vanno avanti solo ad amore. Piuttosto, il loro carburante è molto più intimo, delicato, lavorato. L’amore è il perché non il come. 


Quando le persone si lasciano perché sono “cambiati i sentimenti” è perché arrivano ad un momento in cui si sono accumulate talmente tante cose, tante frustrazioni, tante mura di cose non dette che diventa troppo. Insostenibile. E quelle cose sono sassolini, magari non hanno neanche un nome un’ora e un giorno. Magari sono solo 300 sassolini che ti cadono in faccia tutti assieme. 

Non una bella scena. 


È più facile dire che sono cambiati i sentimenti, più difficile e doloroso trovare i veri perché. 

Che non parlano solo degli altri, parlano molto anche di te. 

E a volte si chiamano incubi. 

domenica 27 luglio 2025

A zia Rosanna

 La morte di qualcuno è una di quelle cose che ti toccherà sempre. Anche se ti sei preparato mentalmente, anche se hai un’armatura di convinzioni abbastanza resistente. Comunque il dolore ti segue. E fa traballare tutto. 


E prima che tu te ne accorga, parti con una carrellata di ricordi, momenti dell’infanzia, pensi ai tuoi cari, a se succedesse a loro, a tutte le volte che hai aspettato nella sala d’attesa dell’ospedale un colpo di scena, che tutto fosse uno scherzo. 

Ti ricordi tutte le altre volte che l’hai vista, la morte. Sempre diversa, ma sempre terribilmente uguale. 


Ti ricordi gli abbracci che hai dato e che ora non puoi dare più. Ai momenti a cui non hai dato importanza e avresti voluto che ti accorgessi in tempo che dovevi dargliela. E poi la cosa peggiore; i momenti belli. 

Le risate. I regali. Il tempo.


È l’unica cosa a cui non ti abitui mai, la morte dico. Ogni volta è traumatica, è triste, è dolorosa, è spaventosa. Sembra sempre che non hai mai abbastanza anticorpi per contrastarla. E infatti è così. 


Il dolore esige di essere vissuto. Niente trucchetti e scorciatoie. Stai lì buono e seduto e soffri. Perché a volte soffrire vuol dire che hai amato, e se lo hai fatto, hai vissuto. 

Ma perché questo non è abbastanza? 


Perché, come dice Gio, il dolore resta ai vivi.

Chi resta può fare solo una cosa per non impazzire. Imparare a convivere con quel dolore. Con quella mancanza. Che quel pezzo di puzzle che hai amato puoi averlo solo in una forma diversa. Che non è nelle stelle o in una foto. Ma è nei ricordi, dove chi abbiamo amato continuerà a vivere per sempre. 


Buon viaggio Zia, sei stata tanto amata.