Scelgo a metà di un marciapiede di camminare più lenta.Così per pensare più lentamente, per elaborare. Fuori piove e fa freddo. Dentro di me, pure. La luce rossa del semaforo davanti a me si riflette su una pozzanghera gigante. Il mio zaino è pesante, ma la mia testa di più. Ho gli occhi umidi, ma è tutto bagnato in giro e nessuno se ne può accorgere. Guardo il cielo e vorrei quasi poter togliere l'ombrello e prendermi tutta la pioggia sulla faccia.. ma per una volta non mi sono vestita come uno spaventapasseri, anzi non sono carina ma mi piaccio abbastanza. quindi continuo a poggiare tutta la pianta del piede e andare avanti col mio cappotto verde. Ciaf, ciaf, ciaf... Tutta la pesantezza e i pensieri sono come rintocchi dentro di me. E mi chiedo: per quanto tempo ancora reggerò? Per quanto ancora riuscirò a rimanere sana e non urlare per strada? Per quanto ancora fregherò tutti gli altri con la mia finta sicurezza? E come ho fatto a fregarli di nuovo? Sarà stato il computer? O il mio maglione nuovo bianco morbidoso? Forse gli occhiali, o i miei calzini della Disney a infondere fiducia. O forse sono semplicemente una poser, uso una parola a caso, un 'improvvisatrice sociale, con una particolare propensione al far credere agli altri che so benissimo dove andare, ed ho il pieno controllo di me stessa. Forse agli altri fa comodo interpretare la parte dei deboli, forse si fa meno fatica. " Vorrei essere debole" continuo a ripetermi tra un ciaf e l'altro. Mi ripeto sempre prima dei miei attacchi di panico che ho fatto abbastanza, ma ho una personalità inquisitoria verso me stessa, e l'abbastanza non è mai abbastanza. Mi piace questa passeggiata tra pensieri e ricordi, dove sono sola, sotto la pioggia e cammino lenta. Arrivo alla mia fermata della metro e penso che alla fine c'è qualcosa di amaramente dolce nella malinconia, che se planiamo sui nostri pensieri e sulle nostre emozioni, è tutto molto molto piccolo e molto insignificante. E capisci c'ho che conta davvero, le manciate di cose importanti. Prendere respiri da se stessi. "Rimanere soli e starci bene, è veramente una fortuna", penso mentre ascolto That's life di Frank Sinatra. Piango, di puro dolore. Non perché mi sento sola, ma proprio di dolore. Scoppio letteralmente a piangere a dirotto, manco la pioggia. Di dolore. Non solo mio, ma anche degli altri. Piango all'improvviso tutte le lacrime. E altro che ciaf ciaf. Dal primo fiore tagliato, all'amichetto che ti ha fatto lo sgambetto, alla delusione d'amore, all'addio di un amico, all'impressione di non farcela, allo sbagliare, al sentirsi inadeguati, al sentirsi stanchi.. Tutto, e tutto insieme. Non mi risparmio.
E mi chiedo di nuovo: per quanto tempo ancora reggerò?
Mi fermo e penso; "No". Per la prima volta da settimane scelgo di decidere di non programmare anche questo.
E di vivere. E basta.
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