E mentre le persone continuano sulla loro via di convinzione e di pensiero, forse perchè vedono in me solo quello che hanno bisogno di vedere, io mi sgretolo e mi spezzo più in silenzio che posso. E fa sempre piacere esserci per gli altri ed essere la spalla o il bastone su cui possono poggiarsi, anche se in alcuni momenti vorrei poter avere anche io una spalla, almeno su cui mettere la mano, anche senza poggiarmi. Le persone a volte ti parlano della loro unghia spezzata (o quanto sono stanco, o quanto è difficile) anche davanti a persone che, non minimizzando la stanchezza, o sono davanti a problemi molto gravi, lutti ecc. Non esiste proprio più il tatto per gli altri.
Sono cresciuta in una famiglia dove quasi inconsciamente un insegnamento è stato: farsi aiutare è una sconfitta. Si si ok ok è sbagliato è bello farsi aiutare tutto quello che volete, ma per ora ho una manciata di prove che sostengono questa tesi. Per il resto, è meglio essere soli che con persone che non hanno il coraggio di scegliere e di guardare al di fuori dei loro paraocchi.
L'egoismo è la vera malattia che non ha ancora un vaccino, ed è tremenda. C'è un'evidente linea tra l'aver bisogno dell'altro e l'egoismo; amo esserci per la prima, me ne vado per la seconda. In 4 elementare mi sono resa conto che parlavo troppo e ascoltavo troppo poco, così, dal giorno dopo ho cominciato a fare il contrario. Ho scelto, a 12 anni, da un giorno all'altro, una briciola di come volevo essere. Avrei re-imparato a stare con me, ma ci sarei sempre stata per gli altri.
Col tempo ho capito, e sto capendo, che questa cosa ha dei limiti: l'altro è fondamentale, ma non può andare contro te. E allora vi voglio a tutti un gran bene, ma in pochi attimi di follia mi voglio un pò di bene anche io e perdonatemi ma non farò sempre io il passo avanti per far andare bene le cose.
Sono forte, non scema.
Eh.
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