Come si sente Anthony Hopkins quando pensa di aver modulato e dato vita a un personaggio immortale con Hannibal Lecter? Come si sente Tom Hanks ad aver reso vivo un personaggio come Forrest Gump? Come si sentirebbe Virginia Woolf o Pirandello a sapere che sono arrivati nelle pagine di libri di storia? Non è folle pensare che se prendessimo oggi “ Elogio alla follia” di Erasmo da Rotterdam o “ Amleto” di Shakespeare o “ Dorian Gray” di Oscar Wilde.. è ancora tutto mostruosamente moderno? Come si sente Woody allen ad aver scritto Io e Annie o La Rosa purpurea del Cairo? Milos Forman ad aver diretto Qualcuno voló sul nido del cuculo? Leonardo Da Vinci, il genio assoluto, cosa proverebbe nel sapere di essere divenuto immortale e assolutamente contemporaneo attraverso le sue opere e le parole degli altri 500 anni dopo la sua morte?
Ho scoperto di essere assolutamente insaziabile nel trovare cose di questo genere. Ho sete di cose grandi, della bellezza con la B maiuscola, come mi diceva il mio prof di Letteratura.
L’arte è soggettiva, ma i “ capolavori” sono quelli su cui un po’ tutti si accordano. Ci sono opere, film, pensieri, disegni, libri bellissimi.. ma che soffrono e vengono consumati dal loro tempo. Ma quello che mi chiedo è.. come ci si sente ad aver creato qualcosa che inganna il tempo? Senti qualcosa prima o nel mentre? Neanche un brivido? C’è una vera lampadina che si accende come mostrano i cartoni animati? Te ne rendi conto di non esser.. come tutto il resto?
Si producono migliaia di cose, ma non tutte sono Notte stellata, la Pietà, il padrino e Fly me to the moon. Nonostante ciò ci sono davvero quelle che distingui nettamente e sono senza tempo.
Quante sono le cose che al mondo possono essere così? C’è un numero chiuso? E soprattutto chi è l’ultimo della fila?
E finendola di scherzare... che tipo di approccio, che tipo di “pass” hanno queste persone? L’immaginario è costruito dalla società, più in un film riesci a sintetizzare il pensiero delle persone più arriverai a toccare i nervi giusti. Ma se sei senza tempo... come hai fatto? Sei andato così nel profondo a beccare quella cosa, quella spina, quel pensiero, quel desiderio represso di ogni generazione? Ah, ecco che fine aveva fatto il gira tempo di Hermione...
Essere eterni, cosa vuol dire veramente? L’eternità non è come quei pomeriggi di pioggia passati sul divano, non è neanche l’attesa del dentista, o quella prima di un esame importante. O forse sì, sono pur sempre granelli. Ma l’eternità è passare da una vita all’altra, empatizzare con qualcosa che non è tuo, planare con gentilezza, ma essere consapevolmente presente in essa. Essere eterni vuol dire diventare dei fari, dei punti fermi, dei porti sicuri, delle braccia sempre aperte. C’è una formula dell’immortalità? Possibilmente senza tirare in ballo la pietra filosofale? Ed è per tutti diventarlo? In un mondo entropico come questo, l’essere eterni è l’unica cosa che mi fa pensare in maniera sintropica. E se io penso in maniera sintropica, ci si può aspettare davvero tutto dalla vita. Questo discorso non c’entra niente con premi e celebrazioni pubbliche, non sto parlando del successo, non va sempre di paripasso, sarebbe un mondo un po’ noioso se fosse così.
Non ho una risposta, ma forse la ragione la dà sempre il tempo. Non saprò mai come si è sentito Walt Disney ad aver combattuto per creare Mary Poppins, forse non ha avuto il tempo in terra per capire la riscossione di accoglienza e condivisione nella mente ma sopratutto nel cuore delle persone.
Ma forse si può provare quanto meno ad essere noi stessi senza tempo. L’unicità delle opere d’arte è perché sono fatte da esseri umani. Quella scintilla di eternità ce l’abbiamo noi, dentro. Allora dovremmo provare nella nostra vita a far parte di almeno una cosa grande. Una cosa grande per noi. Arrivare al “ midollo della vita”, grazie Thoreau, sarebbe una grandissima ottima utopia.
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