Avevo 11 anni quando ho aperto questo blog e continua ad essere il mio porto sicuro. Alcuni testi mi aiutano come auto-terapia, altri sono ragionamenti sul mondo. A volte il tuo universo non ha né voglia né simpatia per ascoltarti, soprattutto se sei ipersensibile. Sto ancora capendo se la mia voce debba essere ascoltata, ma per tutti quelli che credono che essere se stessi non sia abbastanza...credetemi. Lo è. Scegliete voi. E credete nella magia.
hey
Per tanto tempo ho pensato di avere un'origine depressa, di quella depressione che genera tranquillamente e poco empaticamente un mondo poco attento alla sensibilità. In realtà sono perdutamente innamorata della vita, fieramente onnivora e con tanta voglia di imparare. Ed essere diversi a questo mondo è una grande prova di follia, e di coraggio. Ma sii te stesso, sempre, buffo, senza senso.. e va bene così. Un giorno l'accetterai. Benvenuto nell'isola dei giocattoli difettosi.
sabato 30 novembre 2019
Adventure
Salerno, 30 novembre.
Stavo aspettando il mio pullman per raggiungere la mia amica. Con le tempistiche che contraddistinguono i mezzi da Firenze in giù, ho aspettato 1 ora e mezza con una signora un po’ matta che parlava da sola. Dopo circa metà di questo lasso di tempo, l’ho aiutata col telefono per capire come tornare a casa, che voleva dire tornare a Latronico in Basilicata. Solo a quel punto si rese conto che forse non passava di lì il suo pullman. Poi è arrivato un tipo di una trentina/quarantina d’anni, che ha usato la tattica di approccio INIMAGINABILE del “ ehi, ciao, pensavo di averti visto all’Universita”. Ha cominciato a farmi una serie di domande inutili in cui rispondevo a denti stretti e la mia testa oscillava per vedere se arrivava il mio pullman che bramavo più che mai. A volte quando pensi di essere arrivata alla fine, la vita ogni tanto ti regala una piccola botta di culo. Ciao cia cia “questo porta a giffoni?” “ si” mai si prununciato fu tanto dolce. È così corsi nei sedili posteriori lasciando di merda il tizio che voleva darmi il suo numero di telefono.
E ora, nella mia oretta di viaggio, si fa strada un pensiero nella mia mente: meglio i matti che i disperati.
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