Mio papà è quel genere di persona che ti insegna più con i gesti che con le parole. L’ha sempre fatto. Uno dei primi ricordi è quando alla mia festa di 10 anni a tema Harry potter, dovevo rispondere a una domanda fondamentale che avrebbe segnato la vincita o la perdita della mia squadra. Io ho guardato papà e lui me L ha suggerita. Mi sono fidata, e abbiamo vinto. Papà non è il tipo che fa trapelare le emozioni, su questo siamo molto simili. Anche se è molto triste, cerca di non farlo pesare sugli altri. Mio papà quando ero piccola non ricordo ci fosse a tutte tutte le cose di scuola, ma non mancava mai nelle cose veramente importanti. Il mio modo per dire a papà che gli voglio bene è stato dare sempre il meglio di me e dargli delle soddisfazioni. Ai miei spettacoli di teatro raramente mi diceva brava, e io aspettavo molto il suo commento, ma quando ha cominciato a darmi qualche pacca sulla spalla mi sentivo jack nicholson. A papá non sono mai servite troppe parole; su un palco una volta avevo voluto cantare una canzone che non sapevo suonare benissimo, quando sono scesa papà non applaudiva come gli altri ma mi disse “ non ti svalutare”. Poche parole, che mi hanno dato tutto. Mi ha insegnato il valore delle cose, il fatto di spendere per ciò che amiamo e se ne vale la pena, di come monitorare i piatti della bilancia. Si è messo dalla mia parte a Baugiano, ha ascoltato le mie parole. Ha anche riso con me, ha assecondato le mie manie. Mi ha comprato un paio di converse originali e mi ha detto “ qui comunque ci puoi scrivere sopra”, per farmi buttare quelle che avevo tute scritto e comprato sulla bancarella. Mi ha insegnato il valore dello stare insieme e delle piccole cose. Oggi mi sono ricordata di un episodio brutto, di quando hanno rubato il portafogli a papà mentre stava tirando una palla al bowling. Papà era disperato, io non ricordo quanti anni avessi ma siamo stati parte della serata tra i commissariati. C era una cosa che papà diceva per la quale era super dispiaciuto. Era una carta dei pokemon, con un armadillo giallo gigante, che gli avevamo dato io e Mattia. Dopo aver bloccato i documenti e tutto, disse che sperava che lo ritrovassero per riprendere quella carta. Il valore di un regalo, anche se stupido, anche se per il mondo insignificante. Sarà che io e papà siamo molto simili, ma sento forte la sua sensibilità e non lo ringrazierò mai abbastanza per la vita che mi ha donato, e mai L accenno a negarmi qualcosa o a dirmi “ forse non ce la fai”.
Semmai diventassi una produttrice della Marvel, vorrò fare un film su un eroe davvero cazzuto,tu.
Non te lo dimostrerò mai abbastanza e non te lo dirò mai, ma ti amo tantissimo, papà.
Avevo 11 anni quando ho aperto questo blog e continua ad essere il mio porto sicuro. Alcuni testi mi aiutano come auto-terapia, altri sono ragionamenti sul mondo. A volte il tuo universo non ha né voglia né simpatia per ascoltarti, soprattutto se sei ipersensibile. Sto ancora capendo se la mia voce debba essere ascoltata, ma per tutti quelli che credono che essere se stessi non sia abbastanza...credetemi. Lo è. Scegliete voi. E credete nella magia.
hey
Per tanto tempo ho pensato di avere un'origine depressa, di quella depressione che genera tranquillamente e poco empaticamente un mondo poco attento alla sensibilità. In realtà sono perdutamente innamorata della vita, fieramente onnivora e con tanta voglia di imparare. Ed essere diversi a questo mondo è una grande prova di follia, e di coraggio. Ma sii te stesso, sempre, buffo, senza senso.. e va bene così. Un giorno l'accetterai. Benvenuto nell'isola dei giocattoli difettosi.
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