hey

Per tanto tempo ho pensato di avere un'origine depressa, di quella depressione che genera tranquillamente e poco empaticamente un mondo poco attento alla sensibilità. In realtà sono perdutamente innamorata della vita, fieramente onnivora e con tanta voglia di imparare. Ed essere diversi a questo mondo è una grande prova di follia, e di coraggio. Ma sii te stesso, sempre, buffo, senza senso.. e va bene così. Un giorno l'accetterai. Benvenuto nell'isola dei giocattoli difettosi.

mercoledì 30 gennaio 2019

Joel

Quel percorso lo faceva tutte le mattine, da quelle gelide di febbraio alle brezze estive. Aveva saggiato Central Park in tutta la sua gamma di panorami. E gli amava tutti, dal primo all'ultimo. Come non farsi ad innamorare delle foglie giallastre e arancioni.. degli orgogliosi sempreverdi che si sentono sempre un pò i padroni del bosco.. Come si potrebbe mai umanamente restare impassibili a come la neve cade dai rami, a tutti quei pupazzi di neve talvolta sbeccati che popolano il parco quando nevica. E i bambini urlanti, insieme alle mamme, i cani, i pic nic, gli insetti.. Joel respirava la libertà in ognuno di questi scenari e , Dio, si sentiva vivo in ognuno di essi. Darwin sarebbe stato fiero del lavoro di adattamento di Joel, che col tramutarsi delle cose, si lasciava trascinare e abbindolare dallo spasmodico habitat che gli si prospettava davanti. Alcuni lo chiamano ecletticismo, ma forse la sua era più ingenuità. Sapete come si dice che per essere felici bisogna essere principalmente stupidi? Joel lo era di certo, di quella meravigliosa stupidità che regna solo nelle menti più brillanti e artistiche, di quella sopraffazione infantile difficile da ricreare in laboratorio o in maniera manuale. Era un'abitudine ormai, nella sua metodica e disordinata vita camminare per il parco, prendendo sempre gli stessi sentieri, che sapeva benissimo dove portassero. Ma, quel giorno il parco presentava una sorpresa per quel mondo clinicamente perfetto di Joel che si può riassumere in una parola semplice e talvolta terrificante: RISTRUTTURAZIONE. La prima domanda che si pose Joel, e scommetto che ve la state ponendo anche voi, fu: CIOè? Perchè si, si ristrutturano anche i parchi non solo le abitazioni. Per inciso quella ristrutturazione consisteva più che altro nella messa in sicurezza di alcuni alberi pericolanti e di una panchina che aveva perso alcune doghe. Joel restò lì, davanti a quella rete e quel telo arancione a fare lo spelling della parola ristrutturazione, che riecheggiava nella sua testa come una parola mostruosa. Non era tanto quella che lo spaventava, quanto il fatto che un sua abitudine fondata che gli procurava piacere fosse così, e su due piedi, caduta senza fare alcun rumore. Sembrerà stupido, ma per Joel questo era un'inizio di sconvolgimento del suo mondo. Una secchiata di acqua fredda. Era estate, e si sentì dei brividi lungo la schiena e comincio ad ansimare tentando di reprimere un attacco di panico. Cadde, quasi. Cadde davanti a un castello di carte, davanti alla sua incapacità di aggirare i problemi, cadde davanti all'impossibilità per lui di reagire. So che vorreste un finale happy, potrei raccontarmi di un cane, di una vecchina, di una ragazza che aiutarono Joel. Ma vi mentirei. Cadiamo tante volte nella nostra vita, la maggior parte in modo silenzioso, non per forza con fuochi d'artificio e musica d'effetto, e spesso nessuno c'è per darci una mano. Joel restò lì, pietrificato, pensando all'oblio, davanti a una scelta che non sapeva prendere, aspettandosi il peggio da qualcosa che non conosceva. Come tutti noi sappiamo l'adrenalina ti dà due scelte: scappi o combatti. Joel scelse la terza via. PIANGERE.

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