“ In una fiaba, la matrigna rappresenta la persona che ostacola la crescita personale del protagonista”. Studiando la psicanalisi delle fiabe, è stata una cosa che mi ha subito colpito. Studiare le fiabe è una cosa che adoro, ma è anche qualcosa che ti toglie della magia dalla storia. Ma, come sappiamo e come ci ricorda Dante nel Convivio, la conoscenza è fondamentale per l’uomo e come dice Kant, tante citazione mi danno un’ aria più intellettuale (capitemi sono fuori di testa), per conoscere una cosa ho bisogno di vederla e percepirla e di averci fatto esperienza, ma anche se non fosse così, posso pensarla, posso immaginarla. Insomma, come birra e coca cola, come un supplì alle cinque di pomeriggio, non possiamo farne a meno, di conoscere. Metteteci pure che sono un’inguaribile curiosa e voilà il quadro è completo. A parte che parlo troppo, volevo scrivere un testo lineare ma sarebbe troppo facile signori. Come al solito mi piace applicare le cose che studio con quelle vivo nella mia vita; forse perché così le posso capire ancora meglio. Prendiamo la frase dell’incipit, cosa che avrei dovuto analizzare alla seconda riga di questo testo; è verissima. Non ho una matrigna come Cenerentola, ho una mamma che non mi accetta per come sono perché sono diversa da lei e ciò ci rende abbastanza “rivali”. Le persone spesso non riescono ad accettare delle cose; nel mio caso mia madre non riesce ad accettare il fatto che sono cresciuta, che sono cambiata, le cose che ho scelto, che mi sono lasciata con un ragazzo che lei adora. Non accetta il fatto che, forse, potrei conoscere e uscire con qualcuno senza che per forza debba mentire. Ecco cosa ci porta a dire bugie; insoddisfazione, insicurezza, mancanza di coraggio e il fatto che tu debba agire per delle cose nell’ombra. Mia madre non accetta tante cose, e non credo sarà una ragazzina di 18 anni a farle cambiare idea. Non che io sia la santa di casa, ci mancherebbe; solo, a volte, sembra che mi apra più io a lei di quanto lei cerchi di aprirsi a me. Allora si, psicoanalisi delle fiabe, la frase si può applicare anche alla mia vita, ma non solo per le matrigne. Molto spesso le mamme non accettano la crescita dei propri figli, i loro cambiamenti nei caratteri e nei modi. Forse perché le mamme non vorrebbero mai che qualcosa capitasse ai loro figli, qualcosa di brutto che li faccia deviare dal percorso che si erano creati da bambini. Magari rimanere nell’innocenza e vivere così. Ma, non posso parlare, e semmai nella vita avrò figli, rileggerò questo testo e mi farò quattro risate. Sicuramente, non ho dubbi. Parlo da stupida, immatura ragazzina di diciotto anni. Non è facile avere il coraggio di spezzare certe catene, e lo è parecchio, esperienza personale. Però, per quanto sia difficile, dobbiamo provarci. Prima o poi le mamme capiranno che crescere è inevitabile. Perchè forse Peter Pan non voleva crescere, ma non escludo che sua mamma abbia lasciato la carrozzina apposta per non farlo crescere più. Accettare le cose che non cambiano è più semplice. Rompere quelle cose e andare avanti è complicatissimo. Ma, ci vuole coraggio. Perché Signorisìsignore, ci vuole coraggio, per crescere.
Avevo 11 anni quando ho aperto questo blog e continua ad essere il mio porto sicuro. Alcuni testi mi aiutano come auto-terapia, altri sono ragionamenti sul mondo. A volte il tuo universo non ha né voglia né simpatia per ascoltarti, soprattutto se sei ipersensibile. Sto ancora capendo se la mia voce debba essere ascoltata, ma per tutti quelli che credono che essere se stessi non sia abbastanza...credetemi. Lo è. Scegliete voi. E credete nella magia.
hey
Per tanto tempo ho pensato di avere un'origine depressa, di quella depressione che genera tranquillamente e poco empaticamente un mondo poco attento alla sensibilità. In realtà sono perdutamente innamorata della vita, fieramente onnivora e con tanta voglia di imparare. Ed essere diversi a questo mondo è una grande prova di follia, e di coraggio. Ma sii te stesso, sempre, buffo, senza senso.. e va bene così. Un giorno l'accetterai. Benvenuto nell'isola dei giocattoli difettosi.
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