A un certo punto cominci a non parlare più di te, cominci a non raccontare più cosa ti succede; perché non ti fidi e non credi che tu e la tua storia siate poi così interessanti e coinvolgenti. Insomma, non racconti più a nessuno cosa c’è che non va… perché non riesci ad essere felice. Preferisci ascoltare: ascolti frammenti di vita, amori andati a male. Ascolti, consigli, ascolti, consoli. Ti tuffi in storie diverse, ti piace immergerti nelle storie degli altri, prenderti a cuore le loro emozioni, sentire più vicine anche le loro paure. Semplicemente perché preferisci non affrontare il tuo dolore. È come se affrontando il dolore degli altri, il tuo fa meno male. Detto così, il ragionamento sembra buffo e stupido ma, è la verità. Non devi parlare di te, puoi consigliare, puoi esser saggio, oggettivo, consigli cose che magari non segui nemmeno te. Anche se fingi la tua sicurezza, gli altri ci credono, perché hanno bisogno di te. Un mio problema è proprio questo; mi prendo carico del dolore degli altri anche quando io cado a pezzi….. Insegno a galleggiare mentre io affondo.
Avevo 11 anni quando ho aperto questo blog e continua ad essere il mio porto sicuro. Alcuni testi mi aiutano come auto-terapia, altri sono ragionamenti sul mondo. A volte il tuo universo non ha né voglia né simpatia per ascoltarti, soprattutto se sei ipersensibile. Sto ancora capendo se la mia voce debba essere ascoltata, ma per tutti quelli che credono che essere se stessi non sia abbastanza...credetemi. Lo è. Scegliete voi. E credete nella magia.
hey
Per tanto tempo ho pensato di avere un'origine depressa, di quella depressione che genera tranquillamente e poco empaticamente un mondo poco attento alla sensibilità. In realtà sono perdutamente innamorata della vita, fieramente onnivora e con tanta voglia di imparare. Ed essere diversi a questo mondo è una grande prova di follia, e di coraggio. Ma sii te stesso, sempre, buffo, senza senso.. e va bene così. Un giorno l'accetterai. Benvenuto nell'isola dei giocattoli difettosi.
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