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Per tanto tempo ho pensato di avere un'origine depressa, di quella depressione che genera tranquillamente e poco empaticamente un mondo poco attento alla sensibilità. In realtà sono perdutamente innamorata della vita, fieramente onnivora e con tanta voglia di imparare. Ed essere diversi a questo mondo è una grande prova di follia, e di coraggio. Ma sii te stesso, sempre, buffo, senza senso.. e va bene così. Un giorno l'accetterai. Benvenuto nell'isola dei giocattoli difettosi.

giovedì 30 ottobre 2014

Quale sarà il mio verso?

Shakespeare nel monologo del V atto di Macbeth scrive: “La vita non è che un’ombra che cammina; un povero attore che si pavoneggia e si agita per la sua ora sulla scena e poi non se ne parla più: è una storia raccontata da un idiota, piena di rumore e furore, che non significa nulla.” La prima volta che lessi questa frase rimasi incredibilmente sconvolta. Shakespeare la pensava davvero così? Vedeva il suo lavoro così degradante e inutile? Il più grande drammaturgo di tutti i tempi credeva fermamente in questa deprimente visione della vita? Ma, poi pensai… e se invece si riferisse a noi? A ognuno di noi? Se noi stessi fossimo quel commediante? Se Shakespeare, come sempre, volesse colpire i suoi lettori scrivendo qualcosa che in qualche modo ci appartiene? Ci ho pensato perché.. vedete.. anche io mi sento un po’ come quel povero commediante; che urla, corre, cade, geme, ride.. insomma vive su quel palco. Si vuole far sentire, si dimena, vuole far sapere disperatamente che esiste. Mi chiedo se nei piani di Shakespeare, quel commediante un giorno troverà il suo posto nel mondo, se qualcuno presterà orecchio alle sue parole, se potrà essere felice. O forse.. mi faccio troppi problemi. Scusate è che sono molto molto confusa. Un po’ come Amleto che si interroga continuamente sul mondo. A volte rimango stupefatta, sorpresa dalle violente azioni che ti sballottano dentro, un po’ come Beatrice in Molto Rumore Per Nulla, quando riscontra la concreta possibilità di poter provare amore per l’uomo più improbabile della terra. Non mi capacito dei comportamenti delle persone, un po’ come quando in Sogno Di Una Notte Di Mezza Estate, Bottom si risveglia dal suo bellissimo e magico sogno perfetto. Perdo la pazienza come Shylock nel Mercante di Venezia, per la non curanza e l’esclusione per chi è diverso da parte della gente. I personaggi di Shakespeare sono così, così moderni, così profondi ….così veri. Ma, la mia vita, purtroppo e per fortuna, non è diretta da Shakespeare e non è un libro. Non c’è un pizzico di magia  che sblocca la situazione e ti dà un minimo di speranza. Con sempre meno certezze, con bassa autostima, con un’ insicurezza tale da far spavento…. Sono qui. Sarebbe bello sapere la mia parte, il mio ruolo. Sapere se è meglio fare una cosa piuttosto che un’ altra. Se è meglio lasciar perdere o combattere…. Mi sembra di scrivere il monologo di Amleto… zio willy aveva proprio ragione. “ Essere o non essere, questo è il problema”. E, strano a dirsi, questa frase tutt’oggi fa pensare ed è rimasta ancora insoluta. Mi dispiace se vi ho annoiato con Shakespeare, ma è un po’ come il prezzemolo, in qualche modo ci si mette sempre. Gente dirà che sono piccola, che devo pensare a divertirmi e via dicendo ma… forse le persone che ragionano molto portano questo fardello con loro, pensano un po’ troppo. È che mi piacerebbe così tanto sapere se devo uscire di scena, se devo fare il mio monologo… se vado bene così. Citando Walt Whitman: “Che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso”. E ora Caro  zio Whitman e caro zio Shakespeare, a voi che descrivete con così belle parole la realtà, che siete così belle persone, che affrontate impavidi gli ostacoli della vita, vorrei chiedervi se c’è un modo per capire una volta per tutte… QUALE SARà IL MIO VERSO?

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