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Per tanto tempo ho pensato di avere un'origine depressa, di quella depressione che genera tranquillamente e poco empaticamente un mondo poco attento alla sensibilità. In realtà sono perdutamente innamorata della vita, fieramente onnivora e con tanta voglia di imparare. Ed essere diversi a questo mondo è una grande prova di follia, e di coraggio. Ma sii te stesso, sempre, buffo, senza senso.. e va bene così. Un giorno l'accetterai. Benvenuto nell'isola dei giocattoli difettosi.

venerdì 9 dicembre 2022

Mezzo etto di follia confermata

 Qualche giorno fa ero fuori con Stefano, il ragazzo di un mio amico. Parlavamo di libri e dopo un po’ ho detto la mia classica frase derisa negli anni: “io leggo più libri in contemporanea”. Stavo lì, l’avevo detta quasi esasperata quella frase, ero pronta con il mio scudo a proteggermi da un eventuale e abbastanza ricorrente “ ma sei cretina?”. Ero bardata nella mia armatura, tanto lo sapevo che quella frase sorpresa sarebbe arrivata, è come quando sai che ci sarà un urto e in quei secondi chiami a raccolta tutti gli anticorpi che possano essere utile a non soccombere. 

“ Ah certo quello anche io” 

Aspetta.. che? Cosa? Sul serio? Anche tu? Ma io mi ero preparata a.. invece tu.. non sono sola che.. ok. Piano piano le truppe (pippe) della mia sensibilità si stavano ritirando sbigottite. 

Parto da questo esempio scemo, per fare uno dei miei soliti pipponi che spero meno di una manciata di persone lèggeranno: 

Una delle mille domande che mi hanno afflitto tutto il giorno è stata: Ma perché bisogna passare tanti anni a sentirsi alieni, sbagliati, dei piccoli mostriciattoli, perché sembra che sia un passaggio fondamentale incontrare persone che ti danno come glitch, come bug di sistema, quando invece poi crescendo incontri persone che sono folli almeno quanto te? Anche solo su qualcosa? 

È qualcosa che ci fortifica, visto che si dice che la vita ti da le persone di cui abbiamo bisogno? O forse siamo noi che non cerchiamo bene? Perché cazzo dovevo arrivare a 25 anni per cominciare a sentirmi non normale, ma con un sacco di imperfette sfaccettature che mi danno un senso, un sapore unico e originale, invece di essere un oggetto da montagna in mezzo al mare che non sa perché sta lì e tenta anche di sparire? 

Tutto quello che avrei voluto a 13 anni era trovare qualcuno che mi assimigliasse per qualcosa. Forse ero un po’ cieca e depressa a 13 anni, forse non riuscivo a vedere quelle persone. Allora sarebbe meglio dire che dopo tante “morti” uno inizia a togliersi quegli strati sugli occhi e capire esattamente cosa vuole, aggirandosi le persone che danno il proprio colore al proprio universo? Forse quando cresciamo la smettiamo di accontentarci, di accontentarci delle briciole e vogliamo solo le torte, delle torte che siano fiere di essere così, e che vivono al di fuori di noi. 

Io credo di aver trovato la mia torta. 

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