La vita è come match di improvvisazione teatrale, nell esercizio in cui devi iniziare a improvvisare e solo dopo un po’ ti dicono il reale tema. Mi piace pensare che un giorno ognuno di noi capirà il proprio “ scopo” che scolorirà tutto il resto, e mi illudo pensando che ragionandoci su possa accorciare questo tempo. Ma direi che la consapevolezza, è un primo passetto.
Una persona non felice della mia vita una volta mi disse “ non avere fretta, di crescere”. E pensandoci a posteriori, penso sia un annoso problema. La fretta, che è forse figlia della società che ce l’accolla. Soffrire d’ansia è avere fretta, avere fretta di vivere e di non vivere abbastanza. Perché ci si sente di essere in perenne fuori tempo.
Quando ho fatto il mio incidente col motorino, è stata una questione di mille secondi che non sono stata attenta. Era una strada a cinque corsie, e a destra si immettevano delle auto e avevano lo stop, il Dio dei segnali stradali. Ma non ero attenta, cosa che non ho detto a nessuno, perché stavo ascoltando con entrambe le cuffiette la voce del navigatore per andare a prendere mia mamma a scuola.
Dopo l’incidente e il suo conseguente spavento ovviamente ho abolito le cuffiette per un po’, perché faccio parte della sventurata fetta degli essere umani che devono schiantarsi alle cose per capirle, anche se sarebbe tutto più facile se uno mi dicesse “ vai più piano non correre” e io l’ascoltassi. Dopo un po’ ho ricominciato a mettere le cuffiette, messaggiavo in motorino. Ho rischiato parecchie volte. Questo per dire che, fa un po’ parte dell essere umano navigare su quella linea della paura e tornarci anche con le ginocchia sbucciate. Ma il voler rimettere le cuffiette non era non aver capito l’errore, era un continuo mettermi alla prova con la mia vocina da Bianconiglio in testa “ adesso sei più padrona del guidare? Possiamo mettere di nuovo le cuffiette? Dai dai dai.”
La morale è: se si può guarire con una fiaba, ascoltandola e scrivendone una, forse si può guarire dentro di noi e abbiamo tutti gli strumenti per capire come funzioniamo. Perché questo pattern io me lo ripropongo sempre: si ok, è successa una cosa brutta, un terremoto emotivo, ora però rimetti le cuffiette, dai che sei pronta. È proprio lì il problema, in agguato: la fretta di essere pronti. Di stare al 100%. Sempre. Non dando ascolto ai propri tempi, dando ascolto a quella dannata voglia di essere sul pezzo e non giocare un po’ sul fondo del dolore, perché è il nostro castello invalicabile.
È come mangiare, siamo portati a mangiare negli orari stabiliti e non quando abbiamo fame. Diamo ascolto al calendario, alle stagioni per come dobbiamo vestirci.
E se la vita fosse come un match di improvvisazione, non dando ascolto a Shakespeare o Woody allen sennò ci andiamo a buttare dal ponte di Ariccia, la fretta è proprio la cosa peggiore che ci sia. Siamo granelli di un disegno divino, e tutto quello che proviamo ci consente di andare al livello successivo. Perché siamo giunti qui? Come lo abbiamo fatto. Dai, siate sinceri con voi stessi, ogni cosa che vi è successa vi ha consentito di andare avanti. Con pezzi in meno, con pezzi in più, ma è stato tutto dannatamente necessario. Le persone si scordano sempre del viaggio. Infatti si mettono obiettivi di compiacimento che vertono a conquistare il loro posto sociale. Abbastanza una perdita di tempo nell’ottica di una parentesi all’eternità dell’intelligente perfezione del cosmo.
Ma davvero esisterà qualcuno che nella maggior parte del tempo si sente nel giusto posto e nel giusto momento? Ma per favore. Stiamo sempre con la mente con qualcuno altro, in qualche altro posto, in qualche altro tempo. Uno spreco di energie immane. Curiamo il nostro giardino, convogliamo le energie su di noi, sul lavorare col nostro passato, su abbracciare ogni nostra molecola che ha fatto il meglio che poteva nel tempo in cui era. Quello che è destinato ad arrivare a noi arriverà, senza agguantarlo, con estrema facilità. Perché alla fine, con tutta la fretta del mondo, nell improvvisazione della nostra commedia, con tutti i mezzi e gli incidenti che possiamo fare
Alla fine non troverai chi o cosa stavi cercando, ma chi o cosa cercava te.
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