C’era una volta in un paese molto molto vicino… Un principe.
Sì, un principe. Non è una storia di principesse intente a ballare nel bosco e parlare con gli uccellini con i capelli sempre perfettamente spazzolati ma se andate in biblioteca qualcosa trovate.
Stava lì, sul letto, il nostro principe a guardare il soffitto. Teneva in mano una fotografia, ascoltava una musica deprimente e ... piangeva. Era terribilmente triste. Eh sì, soffrono anche i principi, anche se spesso non lo danno a vedere.
Sua mamma irruppe nella stanza, con quella delicatezza che solo le mamma posseggono:
“Tesoro non puoi stare ancora a piangere dai...”
“Mamma, ti prego. Mi deconcentri. Lasciami in pace”
“Si, ma almeno cambia canzone” disse chiudendo la porta.
Vero. Effettivamente stava ascoltando quella canzone da diverse ore
Tempo di asciugarsi un po' le lacrime sotto i suoi occhiali e tirare un po' di mocciolo su con il naso che entrò anche suo papà, un papà super presente, moderno, che aveva un sacco di tempo libero perché non lavorava, ma in compenso cucinava dei pancakes buonissimi.
“Mamma mi ha detto...” disse allungando un piatto dei suoi pancakes.
Il principe si girò di spalle.
“Papà per cortesia non ti ci mettere anche tu”
“Ma ti capisco, capita anche a me. Ti direi solo che forse stare chiuso in una stanza non è il miglior modo per vedere meglio le cose. Vatti a fare un giro, prendi il cavallo, vai dai tuoi amici”
I genitori, purtroppo, a volte hanno ragione. Dico purtroppo perché a volte ce ne accorgiamo tardi.
Il principe si alzò esasperato da sé stesso, si guardò allo specchio per monitorare la sua pancia assolutamente contro i canoni degli altri suoi amici principi, gli occhiali erano pure un po' scheggiati. Vabbè non era proprio giornata. E uscì dall’ala del palazzo, attraversò il cortile e cominciò a camminare verso il bosco, stando attento a non farsi seguire dal maestro di tiro con l’arco, dato che aveva elegantemente evitato la sua lezione.
“Che noia” pensò. “Che noia trovare il senso, che noia stare così, che noia farsi tremila domande. Ma crescendo migliorerà?”
Forse la seconda parte la disse a parole e non solo nei suoi pensieri perché qualcuno entrò nel suo ragionamento, letteralmente planando su di lui.
“Forse se la smetti di pensare a quello che non hai e pensi a quello che hai magari...”
Era il suo amico drago. Sì sì lo so, nelle fiabe solitamente il drago è quello brutto cattivo e senza un minimo di stile. Ma forse non vi hanno mai raccontato tutta la verità…
“Ciao Fabio”
“Sire” disse con evidente sarcasmo.
“Ma piantala per favore, non riesco a governare me figurati a governare gli altri”
“Ah bene, di buono umore oggi! È ancora per la storia con Gaia?”
Il principe annuì guardandosi gli stivali.
“Allora, da buon amico non ti dirò di non soffrire. Ma forse, e dico forse, devi trovare dei modi per impegnare i tuoi neuroni durante la giornata, sennò è ovvio che continui a pensare e pensare e pensare.”
“Non verrò a una delle tue feste Fa, l’altra volta mi stavo intossicando”
“Non mi riferivo alle feste. Dico proprio cose che ti impieghino in qualcosa. Trovati un lavoro”
“Ma non sono bravo a fare niente”
“Beh si questo lo so” disse provando a dargli un colpetto che fece cadere il principe dal tronco dove si era seduto. “Ops scusa. Ma se non ci provi non sarai mai bravo”
Il principe ripulendosi dalle foglie tornò un po' in sé e ringraziò Fabio. Non a parole, serviva molto di meno in un’amicizia come la loro.
“Come va con la tua gestione della rabbia?” disse.
“Come sempre. A un certo punto mi arrabbio e non ci vedo più. Ma troverò il modo di incanalare il tutto. Sono un drago in gamba”
“Più in coda che in gamba”. Si guardarono per una manciata di secondi in silenzio e poi scoppiarono a ridere, serviva per sdrammatizzare il momento molto triste.
Nei giorni dopo il principe non è che stava proprio bene, però aver parlato con il suo amico lo aveva un po' aiutato a schiarirsi i pensieri. È normale non essere sempre felici no? Allora il principe cavalcò quell’ondata di entusiasmo mattutina un po' immotivata per andare effettivamente a cercare un lavoro nel suo paese.
Arrivato nella piazzetta c’era la taverna con i tavoli il legno ed entrò quasi trascinato da una forza non sua.
Entrò e vide dietro al bancone una ragazza, che non sembrava di quelle parti. Con dei capelli ricci, lentiggini, e i denti non proprio dritti.
“Ciao”disse
“Ciao sfigato”, disse lei svogliata masticando una gomma.
“Non è proprio un modo cortese di rivolgersi a un principe”
“Mi scusi allora, principe sfigato” fingendo una riverenza.
“Non sei molto simpatica vero?”
“Direi per niente”
“Volevo chiederti se potevo provare a lavorare qua, ma credo che già mi odi quindi..”
“Perché no!” gli lanciò un grembiule. “Allora ecco che devi fare”
Il principe non era abituato a prendere ordini e, gli piombarono addosso una quantità indecifrabile di informazioni di cui non era minimamente a conoscenza.
Fu un incubo. Un incubo vero. Il principe pensò a come faccia la gente normale a fare questo tutta la vita. Cioè a lavorare. Lui lo faceva come se fosse un hobby ma… avrebbe preferito qualsiasi cosa. Ma come gli aveva detto Fabio almeno aveva il cervello occupato da altro, ed era più stanco che triste. Ed era già qualcosa. E cominciò con il passare dei giorni ad accorgersi di piccole cose che chiuso nel suo castello non notava. Ed era stimolante rendersi conto di alcune realtà, di tutto un mondo fuori dalla sua bolla che lo soffocava un po', anche se non se n’era mai accorto prima.
I cuochi e le cuoche lo avevano preso in simpatia. I suoi genitori erano venuti spesso a mangiare alla taverna. Fabio andava a trovarlo a fine turno. E si facevano grosse risate assieme. Lara, la ragazza del bancone era una tipa piena di vita. Un po' antipatica. Con tutti, anche con i clienti. Cambiava umore ogni 15 minuti, ma era una persona che non si vergognava di mostrare quello che era. Ed era qualcosa che il principe non aveva, che provava anzi di nascondere dietro i suoi occhiali, sempre quelli scheggiati.
Dopo molti di turni di lavoro molto faticosi Lara improvvisamente gli chiese di uscire. Forse perché lo trovava un pò strano, ma chi non lo è.
Il principe balbettò un po' a fronte di quella richiesta, cercò di non farsi mangiare dalla malinconia delle sue esperienze passate, e accettò.
I due uscirono e la serata fu carina. Con un gesto di assoluta gentilezza che nessuno si sarebbe aspettato data la sua antipatia, Lara si offrì di pagare, prendendo in giro in modo affettuoso il principe “stagista”. Parlarono tantissimo, lei parlava di voler andare a studiare all’estero. Di vedere il mondo. Di conoscere culture. Tutto questo aprì gli occhi al principe, ed è come se risvegliò in lui tutta la sua voglia di vita che aveva perso ormai da tempo. Non si sentiva più prigioniero di sè stesso, ma del voler curiosare, conoscere, e ovviamente perché era giovane, sbagliare.
Continuarono a lavorare mesi, e poi decisero di partire insieme per andare a Parigi. Parlò con i suoi genitori che erano un po' tristi di questa partenza ma capirono cosa volesse dire. E il papà gli fece così tanti pancakes da sfamare un intero quartiere. Il principe si voleva sentire libero dal destino di dover diventare qualcosa che non era nelle sue corde, e che non sentiva suo. Poi col tempo, chissà.
E arrivati a Parigi mi chiederete?
Beh, il lieto fine la maggior parte delle volte è solo una storia che non è finita. O che non si vuole raccontare. La verità è che non si sa. Cioè io lo so ma non ve lo vengo a dire di certo a voi. E lascio spazio alla vostra immaginazione quindi, prego.
Litigarono molte volte il principe e Lara, ma si volevano un gran bene. E come tutto, con alti e bassi riuscivano ad andare avanti non dandosi mai per scontati.
E sono qui a scrivere questa storia con le mie mani verdi e melmose che hanno sicuramente stile anche se non vengono mai raccontate perché credo che in questa storia ci sia una grande lezione.
A volte anche quando si sa come va a finire qualcosa, bisogna buttarsi e godersi il viaggio. E che non ha senso dare delle etichette, perché spesso le cose e le persone ti sorprendono, e ti sorprendono in modi che non avremmo mai immaginato, e vanno in una direzione inaspettata.
Non ho perso il mio amico, ma per amore a volte bisogna lasciare andare qualcuno o qualcosa se è per il loro bene. E non scordarsi di lavorare su di sé, per essere la migliore versione di sé stessi, abbracciando pregi e difetti.
Guardate me che ero bravo ad ascoltare e sono diventato uno scrittore.
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