Si chiamava (e si chiama perché non è passato a miglior vita) Sebastiano, era il mio amico del mare. Andavamo al mare tutti i giorni, invece a volte passavamo i pomeriggi con gli altri della banda, Alessandro e le avventure col suo Ramadan estivo in cui una volta è mezzo svenuto tra le mie braccia e gli abbiamo fatto ingurgitare acqua e pizza, la belloccia un po’ scema che mi sembra si chiamasse Chiara che aveva uno zio un po’ strano che faceva il giovincello ma aveva 40 anni, ignoro il nome…insomma quei classici gruppi che si formano solo a 12 anni. Spesso andavamo al luna park, altre volte andavamo al mare, giocavamo a pallavolo, altre volte a calcio. A volte invece giocavamo per tutto il porto turistico a nascondino. Bei tempi; erano delle cacce alle persone spietate, e il campo di gioco era gigante, poche regole e tante possibilità! Non dimenticherò mai che una volta mio fratello è quello di Seb si erano nascosti così bene che ce li eravamo persi. Niente cellulari, belli. E ovviamente se li chiamavamo non rispondevano, logicamente. Ansia, ansia, ansia.
Ma ciancio alle bande. Ci conoscevamo da quando eravamo bimbi, seb e io, e quindi la cotta estiva scema, con acronimi, allusioni bambinesche, tuffi al mare, alla fine ci stavano. Cioe abbastanza normale. Credo che gli avessi provato a dire con un acronimo che lo amavo ( si sì giù certo certo) ma mai sottovalutare i sentimenti dei bambini. Gli avevo detto TAS, e quando me L aveva chiesto io, paracula, dicevo che voleva dire “ tanti angeli silenziosi”. Madonna che tipa. O mio Dio blog, non ho mai detto questa cosa così imbarazzante. Ma vabbe. Meglio che portarsele nella tomba.
Ma tadaaan! Una volta, con big imbarazzo Seb mi aveva chiesto di andare una mattina con le nostre bici a prendere un gelato. Ero già uscita con lui, ma da amici, e dal suo tono quella non sembrava un'uscita normale. Ma mi pareva una cosa carina. Cosa mai poteva andare storto? Insomma la situazione sembrava abbastanza in comfort zone.
La mattina fatidica alle 11.00 ci troviamo sulla pista ciclabile, io con la mia bellissima bici gialla. ( non era mia era di mia zia, un giorno ne avrò una tutta mia). Facevano 40 gradi immagino. Andammo al porto, in silenzio, mettemmo le bici in silenzio, prendemmo il gelato in silenzio, mangiammo il gelato in silenzio, e tornammo in silenzio. C'era un'atmosfera pesante, tesa. E cosa più importante; non c'erano i miei gusti preferiti del gelato. Avevo preso qualcosa con la crema... ma non c'èra il limone e per me poteva anche chiudere la gelateria solo per questo.
Tornai a casa e non feci domande, non rimasi a crogiolarmi a pensare su come poteva andare meglio. Il ragazzetto cicciottello che giocava con me da quando avevo 3 anni.. in realtà non mi aveva fatto né caldo né freddo. E mi faceva un po’ strano anche solo ammetterlo a me stessa. Niente farfalle nello stomaco. Ma proprio niente. Era palesemente un amico. Anzi, eravamo così impacciati e imbarazzati e quasi afflitti per quello che stava succedendo, che non l'abbiamo vissuta neanche bene. Dopo quella uscita, dopo qualche giorno, era tutto come sempre. W i bambini, come sempre.
Questa lunga e a tratti noiosa storia che riporto per non dimenticare, mi ha insegnato che non sempre le cose vanno come ci aspettiamo. Non sempre volgono al meglio. Non sempre tutto di trasforma, non è mica un film. A volte ci sono gli amici e ci sono le persone che ti fanno battere il cuore. A volte sono importanti tutti quei pezzi di puzzle ma in modo diverso. Devo smettere di cercare negli altri quelli che posso trovare dentro di me. Devo smettere di farmi i film in grande stile in testa su come potrebbe andare qualcosa. A volte basta solo viverla, e non farsela rovinare come per me dai gusti sbagliati del gelato. Perché spessissimo i gusti del gelato perfetti non ci sono, e ci sono milioni di motivi e scheggie per chiudere una gelateria. Ma alla fine importa con chi mangi quel gelato. E anche la crema non sembrerà così male, se mangiato accanto a chi ti fa battere il cuore.
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