hey

Per tanto tempo ho pensato di avere un'origine depressa, di quella depressione che genera tranquillamente e poco empaticamente un mondo poco attento alla sensibilità. In realtà sono perdutamente innamorata della vita, fieramente onnivora e con tanta voglia di imparare. Ed essere diversi a questo mondo è una grande prova di follia, e di coraggio. Ma sii te stesso, sempre, buffo, senza senso.. e va bene così. Un giorno l'accetterai. Benvenuto nell'isola dei giocattoli difettosi.

venerdì 29 aprile 2022

amnesia

Ho pensato di dover scrivere un post su una cosa. Delicatissima. Che mi rendo conto di non aver mai raccontato a nessuno bene. Accennata spesso. Ma forse non l'ho neanche io approfondita così tanto con me stessa. Quindi la scrivo qui, sul mio diario personale online, sospeso nell'etere di internet. 

La mia amnesia dei 14-15 anni. Non so perchè ho iniziato a chiamarla così, forse era la parola che si avvicinava di più. Ma distanza di tempo non ho ancora una prognosi oggettiva.

è successo dopo il mio esame di maturità alle medie. A giugno. Ero uscita dalla sala dell'esame dalla mia scuola e avevo messo nelle cuffiette "Honey Honey" degli ABBA  a palla, e ricordo di aver pianto per la tensione, ma ero contenta e correvo con lo zaino con le rotelle canticchiando per andare a casa. Arrivo a casa, mamma mi fa le solite domande convenevoli, io mi sdraio sul letto e abbraccio il cuscino, me lo metto in faccia. Riapro gli occhi. Amnesia. Mi sono alzata. Non ricordavo più delle cose. me le ero proprio dimenticate. E non ci sentivo. Cazzo. Che potevo fare? merda. che avevo fatto? come era successo? Ero palesemente impanicata e  non avevo modo né strumenti per non esserlo. Ora potete anche fare i vostri calcoli, ma avevo 14 anni ed avevo appena finito il primo esame della mia vita. Non ci sentivo. Ma non del tutto. Sentivo ovattato, sentivo come se le persone parlassero dietro un muro. Provai a dirlo a mia mamma, che come noto non è proprio cintura nero in tatto ed empatia, poi ero adolescente. Mia madre non capiva. Mi resi subito conto che sarebbe stato impossibile spiegare cosa provavo agli altri. Le prime settimane sono state terribili; non solo dovevo richiedere alle persone di ripetere cosa avevo detto perchè non le sentivo  e così sembravo rincoglionita quindi dovevo decidere quando era meglio chiedere; ma non ricordavo proprio delle cose, ma tipo come si usava la forchetta e il cucchiaio, come ci si riedeva a tavola. E avevo 14 anni quindi non è che potevo chiedere spiegazioni, quindi osservavo gli altri per capire come si comportavano, così copiavo senza chiedere. 

Mi rendo conto che scrivere questa cosa sembra davvero folle dal di fuori, ma vi posso giurare su qualsiasi cosa che era una situazione di vita davvero imbarazzante, cioè che mi imbarazzava. 

Con alcune persone era migliore, ci riuscivo a parlare meglio. Con altre a volte annuivo, non sapendo né cosa avessero detto, né cosa mi chiedessero. Era uno sforzo mentale incredibile. Avevo il cervello fritto. Andavo al primo anno di superiori e non mi ricordo assolutamente un cazzo quell'anno. Compagni tempo dopo mi hanno detto che quell'anno era come se non ci fossi. Che amori. 

Nessuno mi ha mai chiesto come stavo. Era come stare dentro l'acqua. Era quella la sensazione. E ogni volta che qualcuno si avvicinava avevo il terrore di cosa avrebbe fatto il mio corpo. 

Lo so lo so lo so, a tutti sono venuti in mente un sacco di scenari sulla crescita sui traumi, sul fatto che ero stata tradita dai primi amici, le prime delusioni ecc ecc. Beh a posteriori chissà. Ma quello che stavo vivendo non sembrava all'epoca psicologico. 

Allora alla fine mi sono rassegnata. Ho vissuto in questa condizione quasi un anno. E al 10 o 11 mese mi ripetevo, vabbè è andata così, vabbè ormai sono così, ormai ero diventata brava a schivare. Era sempre uno sforzo ma almeno non sembravo rincoglionita. Mi ero adattata perfettamente. 

Senonchè, ironia della vita, allo scadere di quasi un anno mi ritrovai in un ritrovo della chiesa, dove ero super emarginata e tutti mi odiavano in una messa. Non stavo ascoltando. Ma ricordo che pensai a me e alla mia amnesia. Pensai come a un cono gelato che si scioglieva liberandomi, chiudendo gli occhi.  Gli aprii e guardai il pavimento. E l'amnesia non c'era più. Ci sentivo benissimo. Ricordavo. Ero lì. Non nell'acqua, non in una bolla. Mi guardai attorno come una persona che vedeva per la prima volta. Il gusto della libertà. Ero felice, ma non sapevo a chi dirlo. 

è una cosa passata e conclusa, e delle cose passate e concluse si può parlare perchè sono a lieto fine. Siamo tutti pezzetti di puzzle. Siamo degli abissi. Siamo pieni di misteri. E non conosceremo mai a fondo qualcuno. E quanto cazzo è affascinante questo?




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