Perché si parla così tanto di Checco Zalone?
Perché a volte l’arte, in un modo o nell’altro, quando entra a gamba tesa nella mente delle persone, può fare delle cose pazzesche come smuovere coscienze, mettere il sassolino nella scarpa, far ragionare le persone, mettere in dubbio certezze. È l’aspetto “sociale” dell’arte; una sorta di cineturismo dentro se stessi. Farci mettere in discussione da un film è una cosa potentissima. È una cosa che ci mette a disagio con noi stessi. Perché è questo che ti fa sentire quasi tutto il tempo Tolo Tolo: “ disagio”. Di aver pensato in un determinato modo, di aver supportato chi pensava in quel modo, ti fa sentire in colpa anche della barzelletta razzista che hai detto alle elementari. Eppure ridi. Ti fa sorridere, anche se ti senti un po’ carnefice e un po’ vittima. Chiamato in causa in un lotta che pensavi che non ti appartenesse, in cui speravi di starne fuori. Perché la paura del diverso, ha mandato avanti la storia e noi, popolo di smemorati, siamo maestri nel metterci una mano sugli occhi e indicare a casaccio. La paura del diverso, del povero, ci dà un riflesso vivissimo delle nostre paure, di una parte di noi. Capisco che vi ha fatto più ridere “ Quo vado” o “ Cado dalle nubi”. Anche a me. È più semplice ridere e criticare le tradizioni di un paese, che dover criticare se stessi.
Checco Zalone ha fatto una cosa geniale: ha fatto un film che solo lui in questo momento si poteva permettere di fare; l’uomo che in 24 ore ha portato al cinema mezza italia, che non teme incassi sbagliati anzi, ha usato questa “libertà” per fare un film scomodo, con tante verità, troppe, che ti sopraffanno tutte assieme.
Allora grazie Checco, di aver dato voce a chi non può parlare e di aver dato occhi a chi non vuol vedere.
Avevo 11 anni quando ho aperto questo blog e continua ad essere il mio porto sicuro. Alcuni testi mi aiutano come auto-terapia, altri sono ragionamenti sul mondo. A volte il tuo universo non ha né voglia né simpatia per ascoltarti, soprattutto se sei ipersensibile. Sto ancora capendo se la mia voce debba essere ascoltata, ma per tutti quelli che credono che essere se stessi non sia abbastanza...credetemi. Lo è. Scegliete voi. E credete nella magia.
hey
Per tanto tempo ho pensato di avere un'origine depressa, di quella depressione che genera tranquillamente e poco empaticamente un mondo poco attento alla sensibilità. In realtà sono perdutamente innamorata della vita, fieramente onnivora e con tanta voglia di imparare. Ed essere diversi a questo mondo è una grande prova di follia, e di coraggio. Ma sii te stesso, sempre, buffo, senza senso.. e va bene così. Un giorno l'accetterai. Benvenuto nell'isola dei giocattoli difettosi.
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Che bella critica Giulia.
RispondiEliminaSicuramente un "personaggio" come Zalone non ha paura di apparire sgradevole o inadatto a interpretare diverse tempistiche di oggi.
Forse, come dici tu, uno dei pochi a dire quello che altri hanno paura di dire veramente.