Tim fissava le fotografie davanti a lui. Alcune più
sbiadite, altre più vivide, alcune estremamente divertenti, altre più serie.
Una giostra di vita, un susseguirsi di persone che non vedeva più, amici,
esperienze, sbagli, scelte, risate, lacrime.. Degli scoppiettanti fuochi
d’artificio che si susseguono nell’etere, che trascendono talvolta il tempo e
lo spazio, con una inestimabile fragilità di una celata grandezza. Tim sperava
quasi che quelle immagini gli parlassero. Un consiglio, una frase, un colpo di
tosse. La verità. Ciò che rincorriamo noi senza tregua e in ogni momento. Tim
avrebbe voluto che gli dicessero qualcosa, che suo nonno, Jay, Luke, Summer..
gli dicessero dove andare, gli chiedessero il suo stato d’animo. Si sentiva
così sperduto e solo da quando si era trasferito; non era un mammone ma sentiva
terribilmente la mancanza di casa sua, di quella culla natia che sapeva
prenderlo in tutte le sue sfumature e contraddizioni.. Era anche il posto dei
suoi amici, delle sue cotte, oltre che della sua famiglia. Insomma tutto quel
mondo che restava così sospeso, e che quando tornava era sempre pronto a
riaccoglierlo. Ogni volta. Sembrava non fosse cambiato mai niente, e invece
dentro Tim era cambiato tutto. Il suo modo di vedere le cose, le amicizie, le
aspirazioni, le ambizioni.. Funziona così quando vai in una grande città no? Si
apre la tua mente come il tuo cuore, e quel colle che ti bloccava la vista,
diventa sempre un po’ più lontano, e un po’ più lontano, e un po’ più distante
di quanto pensavi il giorno prima. Tim
continuava a fissare quelle fotografie, non tutte perfette, e neanche tutte
dritte. Ma assolutamente significative per lui. Quei prelievi di istanti della
realtà sarebbero restati così per sempre. Le cose in quelle fotografie non
sarebbero mai andate oltre quei quattro margini. Niente a che vedere, con la
realtà.
Avevo 11 anni quando ho aperto questo blog e continua ad essere il mio porto sicuro. Alcuni testi mi aiutano come auto-terapia, altri sono ragionamenti sul mondo. A volte il tuo universo non ha né voglia né simpatia per ascoltarti, soprattutto se sei ipersensibile. Sto ancora capendo se la mia voce debba essere ascoltata, ma per tutti quelli che credono che essere se stessi non sia abbastanza...credetemi. Lo è. Scegliete voi. E credete nella magia.
hey
Per tanto tempo ho pensato di avere un'origine depressa, di quella depressione che genera tranquillamente e poco empaticamente un mondo poco attento alla sensibilità. In realtà sono perdutamente innamorata della vita, fieramente onnivora e con tanta voglia di imparare. Ed essere diversi a questo mondo è una grande prova di follia, e di coraggio. Ma sii te stesso, sempre, buffo, senza senso.. e va bene così. Un giorno l'accetterai. Benvenuto nell'isola dei giocattoli difettosi.
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