hey

Per tanto tempo ho pensato di avere un'origine depressa, di quella depressione che genera tranquillamente e poco empaticamente un mondo poco attento alla sensibilità. In realtà sono perdutamente innamorata della vita, fieramente onnivora e con tanta voglia di imparare. Ed essere diversi a questo mondo è una grande prova di follia, e di coraggio. Ma sii te stesso, sempre, buffo, senza senso.. e va bene così. Un giorno l'accetterai. Benvenuto nell'isola dei giocattoli difettosi.

venerdì 23 novembre 2018

MAPS

Era una sera estiva. Susan era distesa sul prato guardando le stelle. Diciamo che in quella posizione era umido, ma forse era davvero l'ultimo dei pensieri. Come telecronisti che guardano una partita, tutti i ragazzi stesi lì sul prato provavano a trovare una costellazione, a inventarsela più che altro. "Un procione! Ditemi che non è vero eh eh eh", Miriam esclamò come se avesse visto l'America. Susan sorrise. Era così bello poter abbandonarsi a quel mare di lentiggini, e sentirsi così piccoli. Più piccoli delle formiche. Era spaventosa la cosa. Ma al contempo affascinante. Mentre gli altri sparavano nomi a caso, Susan prese dei fili d'erba e se li mise sotto il naso come se fossero baffi. Nella città dove abitava nessuno avrebbe compreso la bellezza di quel momento. Quell'atmosfera.. Dio, sembrava tutto così bello, così eterno. "Può un attimo durare per sempre?", Susan avrebbe scelto quello. "Dove stai andando con la testa?" Julie la risvegliò e Susan fece un salto. " Stavi proprio viaggiando eh" e si stese accanto a lei. Julie era la sua migliore amica, ormai sapeva come prenderla, sapeva andare con lei. "Julie, è tutto così spudoratamente bello, mi sento spudoratamente felice". "Wow, detto da te è da scriverselo sull'agenda". Ok, aveva ragione, Susan le diede un colpetto con la mano, e sorrideva come un'ebete. "Secondo te diventeremo delle belle persone?". "Secondo me diventeremo delle persone migliori di quanto pensiamo", Susan a volte si dimenticava che Julie era sempre così dannatamente ottimista. Poi si presero la mano e restarono così per un pò, guardando il vuoto, con i cuori, le anime e i sospiri che andavano all'unisono. "Dovremo darci un soprannome. Non lo so. Siamo migliori amiche no? Che ne so facciamo migliori amiche per sempre. L'acronimo. MAPS! Sei la mia maps che ne dici!?". "Susan.. resteremo amiche per sempre?" Susan si intristì; era giovane, ma già aveva capito che nel mondo le cose non duravano."Io non voglio perderti". "Neanche io Susan, per nulla al mondo. Ma tu ci vedi sempre così anche da grandi? Insieme a due mariti bellissimi e figli bellissimi con una carriera bellissima?" " Dici che è troppo voler avere anche una migliore amica bellissima?". "Susan.. Non si può avere tutto dalla vita." . E con questo fece un gesto da diva spostandosi leggermente i suoi capelli corvini. Susan rise. Julie rise. Si tenevano la pancia, quella posizione faceva quasi girare la testa ma chi se ne importava? Sicuramente non quelle due anime che si erano così avvicinate, ed erano così affini, si completavano. "Ti voglio davvero bene.. Maps". Susan non riuscì a rispondere perchè Felicity le saltò addosso " Daiiiiii cantiamo quella canzone ti prego ti prego ti prego!!!!". "Ancora, ma quando ti si scaricano le batterie?" "Per favore". Occhi dolci, impossibile resistere. Era mezzanotte, la sveglia era all'alba, ma a nessuno importava di niente. E là, nelle colline maremmane, in quella radura desertica, in quella notte magica, si alzò un cantare alle stelle alla terra alla vita, all'amicizia all'amore.

 Susan diede la mano a Julie, quello era davvero un momento felice. Anzi, quella era proprio la felicità.

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