Ciao mamma,
So che è difficile avere una figlia come me, ma non ci posso fare niente, nessuno ci puó fare niente. Non possiamo scegliere chi amare. E credo sia terribile per una madre dover amare per forza qualcuno che odi con tutta te stessa, a cui hai provato a dare amore e ora ottieni niente.
Eppure eccomi qua. Tu vedi in me qualcosa che detesti, qualcosa che ti ricorda te e qualcosa troppo lontano da come sei. Io piango, ogni volta che parli, ogni volta nella mia vita che tu parlavi dall’altra parte della stanza, io ti ascoltavo. Ho sentito cose orrende, cose che mi hanno fatto piangere. Mi hai chiamata stronza, mi hai chiamata insensibile e menefreghista, te ne sei sempre infischiata di quello che provavo io e dei miei pensieri, non parlo di ieri, dell’altro ieri o una settimana fa. Parlo di sempre. Tu non mi hai mai voluta. Da piccola magari sì, quando ero carina e coccolosa, quando qualche foto, un lavoretto e due guanciotte bastavano. No, mi dispiace non sarò mai come le figlie delle tue amiche, puoi vantarle quanto vuoi. Sappi che mi fai male, un male cane, ogni volta che mi dici una cosa poco carina, che per scherzo o per altro è praticamente sempre. Per quanto mi dispiaccia ammetterlo, tu sei la persona che riesce a farmi più male. Non hai mai voluto capirmi, era più facile fare spallucce; forse da me dovevi apprendere qualcosa, come io da te, ma tu non hai mai capito, anche se io provavo a fare dei passi verso di te. E non scaricarmi la colpa, tu sei la madre e io la figlia. Mi dispiace se ti ho fatto male rispondendoti, ma a un vulcano non si può rispondere sottovoce. Ci ho provato, ma con te non funziona; devo dare spettacolo per farti capire come sto. E per quanto tu possa credere che io sia matta, non lo sono, e non c’è un’azione ingiustificata che abbia mai fatto. Tu sei l’etna, io il Vesuvio. Ci abbiamo provato, abbiamo fallito. Pazienza. Non è colpa nè mia nè tua.
Eppure eccomi qua. Tu vedi in me qualcosa che detesti, qualcosa che ti ricorda te e qualcosa troppo lontano da come sei. Io piango, ogni volta che parli, ogni volta nella mia vita che tu parlavi dall’altra parte della stanza, io ti ascoltavo. Ho sentito cose orrende, cose che mi hanno fatto piangere. Mi hai chiamata stronza, mi hai chiamata insensibile e menefreghista, te ne sei sempre infischiata di quello che provavo io e dei miei pensieri, non parlo di ieri, dell’altro ieri o una settimana fa. Parlo di sempre. Tu non mi hai mai voluta. Da piccola magari sì, quando ero carina e coccolosa, quando qualche foto, un lavoretto e due guanciotte bastavano. No, mi dispiace non sarò mai come le figlie delle tue amiche, puoi vantarle quanto vuoi. Sappi che mi fai male, un male cane, ogni volta che mi dici una cosa poco carina, che per scherzo o per altro è praticamente sempre. Per quanto mi dispiaccia ammetterlo, tu sei la persona che riesce a farmi più male. Non hai mai voluto capirmi, era più facile fare spallucce; forse da me dovevi apprendere qualcosa, come io da te, ma tu non hai mai capito, anche se io provavo a fare dei passi verso di te. E non scaricarmi la colpa, tu sei la madre e io la figlia. Mi dispiace se ti ho fatto male rispondendoti, ma a un vulcano non si può rispondere sottovoce. Ci ho provato, ma con te non funziona; devo dare spettacolo per farti capire come sto. E per quanto tu possa credere che io sia matta, non lo sono, e non c’è un’azione ingiustificata che abbia mai fatto. Tu sei l’etna, io il Vesuvio. Ci abbiamo provato, abbiamo fallito. Pazienza. Non è colpa nè mia nè tua.
Ah, e quando diventerò mamma sarò migliore di te. Questo te lo posso promettere. Mi dispiace tanto che non vivi la vita che avresti voluto, mi dispiace che non hai la figlia che sognavi di avere , mi dispiace che non sono come mi vuoi, e mi incolpo sempre per questo.
Con il cuore in mano
Giulia
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