Perché servono ore per costruire un castello di carte e un
secondo di disattenzione per far cadere tutta la costruzione? Non è assurdo che
bastino dieci minuti di una bella mangiata per rovinare mesi e mesi di duro
lavoro per mantenere la linea? Possibile basti una litigata di pochi minuti per
guastare un rapporto durato anni? E quando un semplice calcolo errato in
matematica può cambiare e rendere inutile tutta l’equazione? Tutto ciò è
estremamente avvilente, anche se distruggere e costruire è un normalissimo
processo connesso alla condizione umana d’esistenza. Non serve molto tempo e
impegno per distruggere qualcosa, quando invece, poi, creare costruendo è la
vera magia. Ricostruire, sbrogliare la matassa, ricominciare. E noi,
assembramenti di cellule che si sottovalutano e si sopravvalutano
continuamente, siamo l’unico sistema al mondo in grado di auto costruirsi. Lo
dice la scienza. IPSE DIXIT. Inconsciamente, quest’affermazione è la causa di
ogni comportamento titanico della storia. Poiché essere in grado di costruirsi
da soli ci rende quasi invincibili; il dolore è onnisciente ma non ci distrugge mai irreparabilmente.
Nulla, all’interno della nostra vita, è irrimediabile, anche se spesso
impieghiamo del tempo ad accettarlo e comprenderlo. Abbiamo tutte le
potenzialità per essere come vogliamo
con chi vogliamo, scegliendo come vivere le cose. Tuttavia, questa
“responsabilità” spaventa e a volte si preferisce appiattire il proprio spirito
e omologarsi al tutto, lasciarsi andare, depositare le armi e accogliere a
braccia aperte l’indifferenza e l’accidia petrarchesca. Ci sminuiamo credendo
di essere come piccoli topi in balia di una tempesta su una nave alla deriva.
Bisognerebbe essere una via di mezzo tra Leopardi e D’Annunzio per poter vivere
bene. Nessun estremo è sano. Pensiamo a personaggi come Hitler, Stalin,
Mussolini, ai loro seguaci, a tutta quella bella gente che ha pensato bene di
sentirsi superiore con la forza a discapito di altri. Le scelte degli uomini
sono discutibili e la giustizia è uno strumento fallace a questo mondo. Ma il
tempo non ha risparmiato nemmeno loro. E
il dolore e la disperazione da loro provocati risiedono nelle menti ma,
inesorabilmente, sono stati divorati e portati via. L’universo possiede una sua
sconosciuta bizzarra logica, accompagnata da un particolare senso
dell’umorismo. Nell’ultimo libro di Primo Levi “I sommersi e i salvati”, lo
scrittore parla dei sommersi, i deceduti, e dei salvati, coloro che, pur
essendo vivi, sono morti dentro e coi cuori travagliati non possono più vivere
per il senso di colpa e per ciò che hanno vissuto. E questo vale sia per quelle
fette inumane della storia dell’umanità che per cose più piccole. Tutto ciò che
viviamo entra in qualche modo a far parte di noi, per quanto possiamo credere di
esserne distaccati e indifferenti. Tutto ci colpisce, ma tutto, inevitabilmente
passerà, anche se spesso ci sembra di
vederne solo una flebile speranza. Sono affascinata degli studi condotti dai
grandi uomini che sono vissuti, anche se spesso non sono completamente
d’accordo con le loro teorie. Perciò, colgo l’occasione per ringraziare Charles
Darwin e le sue scoperte inestimabili ma anche per contrastare la sua teoria
sulla legge del più forte. Perché sembra solo apparentemente che vinca sempre
il più forte ma, come a biliardo o a braccio di ferro, a volte,
sorprendentemente, vince il meno favorito e il più ingegnoso e furbo. Allo
stesso modo, in una società colui che vince non è, alla fin fine, chi afferma
la sua superiorità, ma chi, e qui ritiro le mie divergenze contro Darwin e il
suo pensiero, si adatta al meglio riuscendo a vivere bene prendendo le redini
della situazione; chi vive in una comunità, non isolato nel suo mondo utopico.
È come il gioco in cui due squadre devono tirare la corda all’estremità: vince
l’equipe che collabora. I bambini possono insegnarci tanti valori perduti.
Vincere e perdere, camminare e cadere, piangere e ridere, distruggere e
costruire. Accettare l’una significa accettare l’altra. Scelte quotidiane,
semplici ma coraggiose. Andare avanti. Non si può continuare la lettura di un
libro se ci si sofferma a riguardare l’ultimo capitolo. Non si può andare
avanti se si portano inutili macigni dietro, come non si può costruire se prima
non si distrugge, anche se fa un po’ male. Federico Fellini quando concludeva
la produzione di un film, voleva che lo Studio1 di Cinecittà diventasse tutto
completamente vuoto e nero. “Solo dal buio si può creare qualcosa”, soleva
dire. E allora, io proverei a vivere così; aperta all’immensa straordinarietà
del tutto, affidandomi alla bizzarra ma consapevole logica dell’universo e
aspettando, nell’oscurità, il Big Bang.
Avevo 11 anni quando ho aperto questo blog e continua ad essere il mio porto sicuro. Alcuni testi mi aiutano come auto-terapia, altri sono ragionamenti sul mondo. A volte il tuo universo non ha né voglia né simpatia per ascoltarti, soprattutto se sei ipersensibile. Sto ancora capendo se la mia voce debba essere ascoltata, ma per tutti quelli che credono che essere se stessi non sia abbastanza...credetemi. Lo è. Scegliete voi. E credete nella magia.
hey
Per tanto tempo ho pensato di avere un'origine depressa, di quella depressione che genera tranquillamente e poco empaticamente un mondo poco attento alla sensibilità. In realtà sono perdutamente innamorata della vita, fieramente onnivora e con tanta voglia di imparare. Ed essere diversi a questo mondo è una grande prova di follia, e di coraggio. Ma sii te stesso, sempre, buffo, senza senso.. e va bene così. Un giorno l'accetterai. Benvenuto nell'isola dei giocattoli difettosi.
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