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Per tanto tempo ho pensato di avere un'origine depressa, di quella depressione che genera tranquillamente e poco empaticamente un mondo poco attento alla sensibilità. In realtà sono perdutamente innamorata della vita, fieramente onnivora e con tanta voglia di imparare. Ed essere diversi a questo mondo è una grande prova di follia, e di coraggio. Ma sii te stesso, sempre, buffo, senza senso.. e va bene così. Un giorno l'accetterai. Benvenuto nell'isola dei giocattoli difettosi.

martedì 22 marzo 2016

La bizzarra logica dell'universo

Perché servono ore per costruire un castello di carte e un secondo di disattenzione per far cadere tutta la costruzione? Non è assurdo che bastino dieci minuti di una bella mangiata per rovinare mesi e mesi di duro lavoro per mantenere la linea? Possibile basti una litigata di pochi minuti per guastare un rapporto durato anni? E quando un semplice calcolo errato in matematica può cambiare e rendere inutile tutta l’equazione? Tutto ciò è estremamente avvilente, anche se distruggere e costruire è un normalissimo processo connesso alla condizione umana d’esistenza. Non serve molto tempo e impegno per distruggere qualcosa, quando invece, poi, creare costruendo è la vera magia. Ricostruire, sbrogliare la matassa, ricominciare. E noi, assembramenti di cellule che si sottovalutano e si sopravvalutano continuamente, siamo l’unico sistema al mondo in grado di auto costruirsi. Lo dice la scienza. IPSE DIXIT. Inconsciamente, quest’affermazione è la causa di ogni comportamento titanico della storia. Poiché essere in grado di costruirsi da soli ci rende quasi invincibili; il dolore è onnisciente  ma non ci distrugge mai irreparabilmente. Nulla, all’interno della nostra vita, è irrimediabile, anche se spesso impieghiamo del tempo ad accettarlo e comprenderlo. Abbiamo tutte le potenzialità  per essere come vogliamo con chi vogliamo, scegliendo come vivere le cose. Tuttavia, questa “responsabilità” spaventa e a volte si preferisce appiattire il proprio spirito e omologarsi al tutto, lasciarsi andare, depositare le armi e accogliere a braccia aperte l’indifferenza e l’accidia petrarchesca. Ci sminuiamo credendo di essere come piccoli topi in balia di una tempesta su una nave alla deriva. Bisognerebbe essere una via di mezzo tra Leopardi e D’Annunzio per poter vivere bene. Nessun estremo è sano. Pensiamo a personaggi come Hitler, Stalin, Mussolini, ai loro seguaci, a tutta quella bella gente che ha pensato bene di sentirsi superiore con la forza a discapito di altri. Le scelte degli uomini sono discutibili e la giustizia è uno strumento fallace a questo mondo. Ma il tempo non ha risparmiato nemmeno loro.  E il dolore e la disperazione da loro provocati risiedono nelle menti ma, inesorabilmente, sono stati divorati e portati via. L’universo possiede una sua sconosciuta bizzarra logica, accompagnata da un particolare senso dell’umorismo. Nell’ultimo libro di Primo Levi “I sommersi e i salvati”, lo scrittore parla dei sommersi, i deceduti, e dei salvati, coloro che, pur essendo vivi, sono morti dentro e coi cuori travagliati non possono più vivere per il senso di colpa e per ciò che hanno vissuto. E questo vale sia per quelle fette inumane della storia dell’umanità che per cose più piccole. Tutto ciò che viviamo entra in qualche modo a far parte di noi, per quanto possiamo credere di esserne distaccati e indifferenti. Tutto ci colpisce, ma tutto, inevitabilmente passerà, anche se spesso ci  sembra di vederne solo una flebile speranza. Sono affascinata degli studi condotti dai grandi uomini che sono vissuti, anche se spesso non sono completamente d’accordo con le loro teorie. Perciò, colgo l’occasione per ringraziare Charles Darwin e le sue scoperte inestimabili ma anche per contrastare la sua teoria sulla legge del più forte. Perché sembra solo apparentemente che vinca sempre il più forte ma, come a biliardo o a braccio di ferro, a volte, sorprendentemente, vince il meno favorito e il più ingegnoso e furbo. Allo stesso modo, in una società colui che vince non è, alla fin fine, chi afferma la sua superiorità, ma chi, e qui ritiro le mie divergenze contro Darwin e il suo pensiero, si adatta al meglio riuscendo a vivere bene prendendo le redini della situazione; chi vive in una comunità, non isolato nel suo mondo utopico. È come il gioco in cui due squadre devono tirare la corda all’estremità: vince l’equipe che collabora. I bambini possono insegnarci tanti valori perduti. Vincere e perdere, camminare e cadere, piangere e ridere, distruggere e costruire. Accettare l’una significa accettare l’altra. Scelte quotidiane, semplici ma coraggiose. Andare avanti. Non si può continuare la lettura di un libro se ci si sofferma a riguardare l’ultimo capitolo. Non si può andare avanti se si portano inutili macigni dietro, come non si può costruire se prima non si distrugge, anche se fa un po’ male. Federico Fellini quando concludeva la produzione di un film, voleva che lo Studio1 di Cinecittà diventasse tutto completamente vuoto e nero. “Solo dal buio si può creare qualcosa”, soleva dire. E allora, io proverei a vivere così; aperta all’immensa straordinarietà del tutto, affidandomi alla bizzarra ma consapevole logica dell’universo e aspettando, nell’oscurità, il Big Bang.

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