Ho sempre amato impegnare del tempo nelle cose incasinate. Concentrarmi e cercare una soluzione, una via d’uscita. Di una situazione, di una persona, di un sudoku complicato, o semplicemente quando le tue cuffiette ti si attorcigliano in modo scandaloso…e non mi sono mai fermata a pensare che la prima cosa che andava aggiustata e sbrogliata ero io, proprio io che adoro rendere più lucide chiare e comprensibili le cose, per quanto complicate possano sembrare. Ma, forse è tanto difficile sbrogliare se stessi, perché si pensa che sia troppo difficile e troppo doloroso. Ma, forse bisognerebbe fare come fanno i registi dei film dell’orrore che li producono per esorcizzare le loro paure oppure come afferma Aristotele rispetto al teatro, affrontare qualcosa purifica dalle passioni. Ma, qui non parliamo di storielle o di cose che un tizio ha detto secoli fa, ma si parla di vita e di vivere le cose. E, la mia vita ne è protagonista, in questo caso. Non penso esista persona al mondo, al di fuori di noi stessi, che meriti di essere messa così apposto. D’altronde ci dobbiamo vivere tutta la vita con noi stessi, zero divorzi ed emancipazioni, anche se sarebbe divertente a pensarci. La gente ed io in prima riga, non riesce ad accettare il regolare svolgimento delle cose; tutto e tutti sono come delle foglie, e inevitabilmente, prima o dopo, tutte cadranno per vento o altro e, cara colla Artiglio, neanche tu puoi fare niente per riallacciare una situazione che ormai si è logorata. Fa male sbrogliarsi sapete? Non credete a chi dice che è liberatorio e basta. Rettifico. È molto liberatorio, ma non prima che tu abbia sofferto. E il dolore al petto signori, è quasi straziante. Ma, se riesci a sopravvivere dopo che sei morto, sei a un passo dal sentirti invincibile e inevitabilmente più forte di prima. Sono cose che, vuole o non si vuole, si devono fare. Ognuno coi propri tempi, coi propri spazi. C’è chi ci impiega una settimana, chi tre mesi e chi, come me, quattro anni. Non credete alle persone che dicono che riuscirete a colmare il vuoto che hanno lasciato le persone; le persone sono come un pezzetto del puzzle, se lo perdi, è quasi impossibile sostituirlo. Non ci è concesso quindi di colmare le mancanze, ma ci è concesso di imparare a sopportarle, a capirle e, col tempo, a non farci più male. Ho incominciato a imparare questo, ho incominciato a sbrogliare me e non solo le mie cuffiette. Infinitamente più complicato, ma infinitamente più… wow.
Avevo 11 anni quando ho aperto questo blog e continua ad essere il mio porto sicuro. Alcuni testi mi aiutano come auto-terapia, altri sono ragionamenti sul mondo. A volte il tuo universo non ha né voglia né simpatia per ascoltarti, soprattutto se sei ipersensibile. Sto ancora capendo se la mia voce debba essere ascoltata, ma per tutti quelli che credono che essere se stessi non sia abbastanza...credetemi. Lo è. Scegliete voi. E credete nella magia.
hey
Per tanto tempo ho pensato di avere un'origine depressa, di quella depressione che genera tranquillamente e poco empaticamente un mondo poco attento alla sensibilità. In realtà sono perdutamente innamorata della vita, fieramente onnivora e con tanta voglia di imparare. Ed essere diversi a questo mondo è una grande prova di follia, e di coraggio. Ma sii te stesso, sempre, buffo, senza senso.. e va bene così. Un giorno l'accetterai. Benvenuto nell'isola dei giocattoli difettosi.
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