hey

Per tanto tempo ho pensato di avere un'origine depressa, di quella depressione che genera tranquillamente e poco empaticamente un mondo poco attento alla sensibilità. In realtà sono perdutamente innamorata della vita, fieramente onnivora e con tanta voglia di imparare. Ed essere diversi a questo mondo è una grande prova di follia, e di coraggio. Ma sii te stesso, sempre, buffo, senza senso.. e va bene così. Un giorno l'accetterai. Benvenuto nell'isola dei giocattoli difettosi.

mercoledì 22 luglio 2015

Guglielmo

C'era una volta un girasole di nome Guglielmo. Guglielmo era un girasole giovane e robusto ma, più basso di tutti i suoi fratelli i quali non perdevano occasione di farglielo pesare. " Sei strano e diverso, ma non ti vergogni?" "Siamo sicuri che sia un girasole? Per me è una sottospecie non classificata" " Perché non sei come tutti gli altri e vuoi fare per forza il diverso?"
Ma perdonatemi.. Il povero Guglielmo che colpa ne aveva se era diverso? Se non era cresciuto come i suoi fratelli?  Guglielmo da una parte si disperava. Ma, dall'altra, la sua altezza gli permetteva di fare amicizia con gli abitanti del campo in basso. " Salve signor Grillo" "Buongiorno signorina Lumaca" "Che bel cappello signora Formica". Aveva imparato ad ascoltare le storie dei sassi e trascorreva ore a prendere il tè con le cicale.  Quando i suoi fratelli si accorgevano di come spendeva il tempo il fratello gli dicevano: " stai parlando con delle bestialine inutili come te... Perdente!" E sghignazzando tornavano a prendere il sole. Guglielmo piangeva un po ma, il sole, benigno, non si dimenticava mai di lui e i suoi raggi  lo abbracciavano forte.  A quel punto Guglielmo sorrideva, un sorriso non più triste ma luminoso, forse più del sole stesso, perché carico di energia, carico di emozioni. Guglielmo era un girasole carino, ma con tutte le accuse dei suoi simili si sentiva solo un disastro. Un giorno, arrivó strisciando alle sue radici un bruco. Il bruco era in fin di vita e aveva bisogno di acqua.. Allora Guglielmo chiamó i suoi fratelli che furono crudeli con lui dicendogli che non doveva azzardarsi a chiamarli, perché lui non doveva  nascere, che non contribuiva alla sussistenza del campo. Poi se ne andarono, e Guglielmo usò la sua lacrima per darla al bruco che rinvenne quasi subito dopo averla bevuta. " mi hai salvato la vita... Io sono il saggio bruco dell'est e gli animali  mi avevano parlato bene di te è così ho deciso di venirti a trovare. Hai usato la tua disperazione per aiutarmi, hai messo da parte la tua situazione per un bruco vecchio e barbuto come me. Ti voglio regalare questo petalo di Tznegovia." E così dicendo, porse a Guglielmo un petalo rossastro con striature oro. "A mezzanotte del 13 di agosto, soffia sulla rugiada di questo petalo ed esprimi un desiderio. Sta attento a quello che desideri. Molto spesso non sappiamo noi stessi cosa è meglio per noi. Addio Guglielmo, non cedere mai." Guglielmo era stupefatto  e comincio a pensare tutti i giorni al desiderio... Far sparire i suoi fratelli? Dopotutto gli voleva bene. Diventare più alto? In questo modo pero si sarebbe perso il mondo del campo... Essere umano? Essere come tutti? Diventare una formica? 
Cosa voleva di più?
Il giorno dopo per cena gli animaletti avevano organizzato un barbecue,una di quelle cene dove ognuno porta qualcosa. Era invitato pure Guglielmo. Guglielmo era pensieroso. Non apparteneva neanche a quel mondo. Non aveva potuto portare nulla.non aveva niente. Perché doveva legarsi a persone che tanto doveva lasciare prima o poi? Divenne depresso. Giorno dopo giorno. Entrava sempre più in suo mondo, parlava poco, parlava niente. È tutto gli pareva così diverso da lui. I suoi fratelli non lo lasciavano un attimo in pace, le bestiole e non cercavano più la sua compagnia, a nessuno piace la gente triste. Le cicale non lo invitavano più a prendere il tè, i sassi preferivano altri sassi per dialogare.  Ad agosto, una falce passò sopra ai girasoli. Che triste sorte,converrete con me. Si erano fatti belli per niente. Tutta una vita dedicata al nulla, ma con la convinzione di dedicarsi a se stessi e riempire il proprio ego.. Tutti i fratelli perirono in quell'occasione, erano diventati troppo alti. Guglielmo era cresciuto poco e lo fecero rimanere lì. Mentre portavano uno dei suoi fratelli via, quest ultimo urló a Guglielmo " ci sbagliavamo Guglielmo, siamo sempre stati invidiosi di te, ti vogliamo bene". Quanto pianse Guglielmo. Stava per perdere tutta la sua famiglia. La sua solitudine diventó cronica, non solo teorica. Aveva capito che non poteva più andare avanti così. Che non sarebbe mai appartenuto a nessun mondo e nessuno mai avrebbe ascoltato uno stupido girasole... Ce n'è erano altri tremila più sorridenti e gentili. Non aveva più senso nulla per Guglielmo. Quel desiderio l' aveva mangiato dentro. Aspettava così tanto un cambiamento che non si era accorto che l'unico in grado di ambiare la sua vita era se stesso. Ora stava morendo per colpa di quel desiderio. Per colpa di quella speranza di essere qualcun altro, di non accettarsi, di sentirsi ma non essere libero.. Si chiese se quel bruco non fosse in realtà un cattivo travestito da buono. Cavolo,sembrava un signor bruco per bene, non l'avrebbe mai immaginato....E lui c'era cascato. Aveva fatto tutto  per lui. La vita funzionava così? A Guglielmo non andava più bene... Arrivó il 13 agosto.. Di sera, prese il petalo e meditó. Guardó le stelle.. Prese aria per soffiare... Mantenne il fiato come per andare sott'acqua..ed espresse il desiderio. Poi.......... Tutto nero. 

Nessun commento:

Posta un commento