"C'era una volta una bambina. Una bambina che ogni giorno, ogni singolo giorno, appena sveglia, prima di lavarsi e fare colazione, correva sulle punte dei piedi fino alla finestra. Con i capelli scapigliati, la camicia da notte a fiorellini, spalancava le serranda e con voce altisonante e stentorea urlava " Buongiornooooo". Ogni singolo giorno lei spalancava la finestra e dava a tutti il suo buongiorno. La gente che passava era allibita da una cosa del genere, alcuni continuavano ad andare avanti, altri più generosi si degnavano di muovere leggermente il capo altrimenti nemmeno quello. La bambina ripeteva il suo buongiorno, felice e contenta, piena di vita, aveva persino posizionato una piccola sediolina sotto la finestra. Mamma e papà la guardavano con dolcezza ma, anche in parte con preoccupazione. Era così diversa. Non gli importava di ricevere risposta. Era felice, e questo le bastava. Voleva diffondere allegria, far capire a tutti che fantastico giorno si stava presentando. Ogni giorno così. Ogni mattina. Per mesi, anzi anni. E anche se la gente andava avanti con un "boh!" lei continuava tutti i giorni trasformando quel boh come un " buongiorno anche a te" . Lei voleva solo un sorriso, e se non c'era lo immaginava, inventava quel qualcuno. La dovevate vedere! Era uno spettacolo davvero fantastica, un vulcano pieno di idee, come la chiamavano. Saltellava e trovava sempre il buono nelle cose. Ma come tutte le storie finiscono, una mattina, la finestra della stanza della bambina rimase chiusa. Perché lei non era più una bambina, era diventata una ragazza ormai. Aveva aspettato fin troppo una risposta da quel mondo pieno di persone ben diverse da quelle che lei si inventava. Le sembrava tutto così bello prima, così semplice. Quel buongiorno faceva stare meglio anche lei, ma si era stufata di non sentire mai una risposta. Si annoiava. In quella cosa che tutti chiamavano realtà. Lei continua a ridere sempre, ma davvero pochi la ricambiano e la maggior parte delle volte sono i suoi amici immaginari, col tempo anche loro sono diventati più seri. Le persone sono così diverse da come le immaginava; le loro menti sono contorte e piene di pregiudizi, anche verso quelle come lei, dette matte, strane...diverse. Una cosa però l'aveva capita: a nessuno sarebbe mai importato del suo bel buongiorno e per i suoi coetani sarebbe stata sempre strana. Ma se strana voleva dire essere felice, ridere,saltellare, correre, sapete.. le piaceva! e nonostante tutto la ragazza ha sempre continuato a sognare, a credere che in ogni piccola cosa c'è sempre qualcosa di bello e speciale.. basta crederci. Continua a ridere senza motivo, a dire buongiorno dove si trova, continua ad immaginarsi persone, continua a vedere un mondo più bello. Forse è sbagliato, ma finchè non riesce a convivere nella realtà, è una causa persa convincerla :) è abbastanza testarda se non l'avevate capito. E nonostante tutto la bambina continua a vivere in lei, e non smette mai mai mai mai di guardare ogni tanto dalla finestra, e iniziare una giornata con una pazzia. Alla fine era solo un pazzia? Per lei era molto più di una pazzia, era quasi un rito mattutino, il suo obiettivo forse.
Ah, mi sono dimenticata di dirvi una cosa.... quella bambina ero io :) "
Avevo 11 anni quando ho aperto questo blog e continua ad essere il mio porto sicuro. Alcuni testi mi aiutano come auto-terapia, altri sono ragionamenti sul mondo. A volte il tuo universo non ha né voglia né simpatia per ascoltarti, soprattutto se sei ipersensibile. Sto ancora capendo se la mia voce debba essere ascoltata, ma per tutti quelli che credono che essere se stessi non sia abbastanza...credetemi. Lo è. Scegliete voi. E credete nella magia.
hey
Per tanto tempo ho pensato di avere un'origine depressa, di quella depressione che genera tranquillamente e poco empaticamente un mondo poco attento alla sensibilità. In realtà sono perdutamente innamorata della vita, fieramente onnivora e con tanta voglia di imparare. Ed essere diversi a questo mondo è una grande prova di follia, e di coraggio. Ma sii te stesso, sempre, buffo, senza senso.. e va bene così. Un giorno l'accetterai. Benvenuto nell'isola dei giocattoli difettosi.
lunedì 29 aprile 2013
La metafora della mia vita
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