L’altra sera guidavo in macchina ( niente Apocalisse, niente morti tranqui) e sono passata davanti a una fermata dell’autobus con, stranamente, siamo a Roma, un autobus che si fermava. Sono andata dritta con la macchina dopo questo spettacolo raro delle 23.30. Più avanti, sulla stessa strada, c’era un’ altra fermata. Conoscendo il quartiere, sapevo che era una fermata per lo stesso autobus che avevo visto prima. Un sacco di gente che stava aspettando. Si muovevano mezzi barcollando e affacciandosi nella strada, i loro occhi erano vispi, meno il loro corpo che trascinavano faticosamente a fine giornata. I loro sbuffi e continui sguardi al cellulare li conoscevo bene. Questo breve sguardo a questa situazione mi ha fatto pensare; a volte mi sento esattamente così. Come se io sapessi una cosa che gli altri non sanno. Come se io avessi visto già arrivare la felicità e quelli che L aspettano non lo sanno che sta arrivando. Io lo so ma loro no. Confrontare la felicità con un autobus forse potrà non sembrarvi adeguato ma spero abbiate capito. Non ho che voi, lettori immaginari. So che a volte faccio delle cose/ azioni un po’ inspiegabili anche per chi mi conosce e sa che non sono completamente pazza, a volte lo faccio perché “ so quello che succede dopo”. L ho visto l’autobus. Fa male, vedere prima le cose che accadranno, fa male dire alle persone “ ehi, devi volermi meno bene, forse hai non hai bisogno di me”. Fa male doversi forzatamente allontanare, fa male non essere te perché la vita degli altri conta di più. “ una vita dedicata agli altri è l’unica vita che valga la pena vivere”, diceva Darwin. Io L ho presa alla lettera. Anche se non verrò mai capita.. mi dispiace ma.. so che devo farlo. L ho visto passare quell autobus, a qualcuno il fardello tocca saperlo. L’autobus passa e non è per me, io devo andare avanti. Io vivo per quelle facce quando vedranno L autobus, ma non per dire “ io ve L avevo detto” ma “ ecco che è arrivata la felicità che ti meritavi”.
Avevo 11 anni quando ho aperto questo blog e continua ad essere il mio porto sicuro. Alcuni testi mi aiutano come auto-terapia, altri sono ragionamenti sul mondo. A volte il tuo universo non ha né voglia né simpatia per ascoltarti, soprattutto se sei ipersensibile. Sto ancora capendo se la mia voce debba essere ascoltata, ma per tutti quelli che credono che essere se stessi non sia abbastanza...credetemi. Lo è. Scegliete voi. E credete nella magia.
hey
Per tanto tempo ho pensato di avere un'origine depressa, di quella depressione che genera tranquillamente e poco empaticamente un mondo poco attento alla sensibilità. In realtà sono perdutamente innamorata della vita, fieramente onnivora e con tanta voglia di imparare. Ed essere diversi a questo mondo è una grande prova di follia, e di coraggio. Ma sii te stesso, sempre, buffo, senza senso.. e va bene così. Un giorno l'accetterai. Benvenuto nell'isola dei giocattoli difettosi.
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