"Stronzate"
Si girarono tutti verso di me. Il professore mi guardó sbigottito borbottando " Matteo, il linguaggio"
Mi arrivó una gomitata da quella secchiona rompiballe di Letizia " Non puoi usare queste parole in classe!"
" io faccio come mi pare, lecchina."
Il prof intanto aveva respirato profondamente un paio di volte, e col suo tono pacato e calmo mi disse " perché secondo te non è vero?"
"Ma per favore prof, ci vuole prendere in giro? Ma chi se la beve una storia così? Cioè, una tizia fa un omicidio, 70 pagine di paranoie " Oddio vado in prigione, Oddio no vi prego", e poi?? No, sottostiamo alle leggi della comunità Perché troppo ragionevole? Ma poi, che finale è?"
" è proprio questo il bello: un finale sospeso circoscritto in in azione statica riflessologica che prevale sull'impudenza e contrasta l'impulsività dell'omicidio". A parlare era Martina, una, stranamente, secchiona-bella. Ma sempre un po rompiballe. " Madonna quanti paroloni hai usato in una frase!!!" Disse prontamente Michele, il cicciotto della classe che si innamorava di tutte. E dico proprio tutte.
"Ragazzi, sapete quanto mi piaccia vedervi confrontare su qualcosa che non siano video games e cartoni animati, ma va fatto con ordine. Martina ha parlato da un lato tecnico del romanzo, secondo me in modo più che giusto. Tu Matteo, ne parli con tua parte emotiva. Margaret si sente sfinita e decide di arrendersi. Come in una corsa, ha corso troppo lontana da casa sua."
" sì ma non ha senso prof. Doveva andare avanti, doveva correre"
"Quindi se tu commettessi un omicidiio continueresti a correre anche con i sensi di colpa?"
Si gelò l'aria. Il tempo. Ogni principio di sorriso.
E poi niente.
" Per domani mi fate capitolo 3 e 4 con.."
Rimasi a pensare. E me lo giurai in quel momento. Se mai fossi stato nella situazione di Margaret non mi sarei fermato.
Avrei dovuto correre.
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