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Per tanto tempo ho pensato di avere un'origine depressa, di quella depressione che genera tranquillamente e poco empaticamente un mondo poco attento alla sensibilità. In realtà sono perdutamente innamorata della vita, fieramente onnivora e con tanta voglia di imparare. Ed essere diversi a questo mondo è una grande prova di follia, e di coraggio. Ma sii te stesso, sempre, buffo, senza senso.. e va bene così. Un giorno l'accetterai. Benvenuto nell'isola dei giocattoli difettosi.

lunedì 1 febbraio 2016

La mattonella e il piatto.

C’era una volta una mattonella bianca. Stava lì, al centro del pavimento del salotto, ferma immobile pallida e opaca. Tutte le ore di tutti i giorni di tutte le settimane di tutti i mesi di tutti gli anni, l’avremmo potuta ritrovare lì. Bella, imperturbata, immobile, sola. Aveva anche un suo fascino, intendiamoci, il bianco le donava  non poco. Ma era solo una mattonella, dopotutto. Non era triste nè felice, come anche molte persone ed esseri viventi si limitava a sopravvivere, accettando la sua posizione. Potreste pensare, mio caro giudizioso inesistente pubblico, che la vita di una mattonella non sia poi così esaltante. E non vi darei torto. Ma c’è una cosa che si infiltra. Una cosa antica e potentissima, che rivoluziona persino la vita di una mattonella. L’amore. Un piatto di ceramica si innamorò di lei, dalla prima volta che la vide. Rimase a bocca aperta e per tanto, tanto tanto tempo, sperava invano di poterla toccare o anche solo di poterne assaporare la bellezza non solo nel passaggio di tempo da cucina a salotto. Era così bella… sentiva un calore dentro di lui quando la guardava, e lo inondava una voglia di poterla accarezzare e di sdraiarsi accanto a lei. Non so se mai ci fu storia d’amore dove un piatto di ceramica amò con cosi tanto ardore un semplice mattonella. La mattonella guardava il piatto e quasi arrossiva, non era abituata ad essere guardata. Sembra buffo, ma quando c’è l’amore davvero poco e niente conta. Erano distanti metri, ma nel cuore erano vicini, e la compagnia che ritraevano da quegli sguardi sfuggenti e proibiti, era forse ciò che li mandava avanti nella loro noiosa quotidianità. Vivevano per quegli attimi. Passarono mesi, anni. E il piatto non vedeva l’ora di essere scelto per poter andare in salotto e aspettava voglioso quegli istanti simili a sbirciare nel paradiso. Un giorno si decise e il piatto fece una scelta coraggiosa. Vide che la mamma che lo portava era molto stanca, più del solito. Allora arrivato in salotto, diede la scossa più forte che poteva e il piatto inevitabilmente cadde dalle mani della signora. Cadde a terra e si ruppe in mille pezzi, tutti vicini alla mattonella adorata.
“L’hai fatto per me…Ti stavo aspettando” disse quasi come un sospiro, la mattonella.
 “Io non ce la facevo più a stare senza di te” disse il piatto.
“Neanche io.. ma ora guardati, sei rotto in mille pezzi”.
“Ne è valsa la pena per guardare te”.
Erano così vicini potevano persino sfiorarsi, sembrava un sogno. Quegli attimi attesi valevano anni di aspettative ed erano così belli e così intensi.
“ Perché l’hai fatto?” disse la mattonella, quasi impaurita.
Il piatto si morse il labbro inferiore o meglio ciò che restava del suo labbro.
“Perchè io ti amo” disse tutto d’un fiato.
“Ah.. è questo l’amore?”
“Credo di si. Credo sia non accontentarsi, aspettare di stare accanto alla persona che si vuole. Perché la vita è più bella accanto a lei.”
“Ah… in questo caso… beh, ti amo anche io”
Come si possono mantenere dei sentimenti così tempestosi e grandi dentro due anime piccole e rotte? Dentro una mattonella che era immobile e un piatto che assetato d’amore aveva rinunciato alla sua stessa vita pur di stare con lei?
“Ora non ti lascio più” disse il piatto sorridendo.
“E come fai amore? Ti butteranno via, e io rimarrò sola, come sempre.” Disse con la voce rotta.
“Troveremo il modo, amore mio” .
Dopo qualche secondo di silenzio,  il piatto la guardò per qualche istante e sussurrò “ quanto sei bella…” .
In quel momento arrivò il papà con la scopa, che rimproverava la moglie di essere così sbadata. I grandi, sempre a guastare i momenti. Il piatto fu tolto. Ma non interamente. Proprio quando la mattonella si stava per mettere a piangere, ecco che accanto a lei vennero fuori delle piccole schegge.
“Vedi amore mio? Io ci sto. A volte le cose non vanno come vorresti, ed è difficile accettare che non sono interamente accanto a te. Vorrei anche io esserci sempre e poterti abbracciare. Ma, la vita non è del tutto ingiusta. Perché se dà una possibilità, dà anche gli strumenti per realizzare quella possibilità. Bisogna solo capire gli strani strumenti che ci mette a disposizione.. Io non ti lascio sola. Non più. E se mi vorrai, dovrai solo guardare con attenzione, e non avere paura, stringendomi la mano. “


Era amore? Non lo sappiamo perché diciamocelo, parliamo di una storia tra un piatto e un mattonella. Anche se fu una grande storia d’amore, secondo me.  Non mi credete se non ne avete voglia, le storie a volte sono come dei sogni, a volte difettano di coerenza. Ma lasciate che vi dica una cosa; ciò che  a voi sembra soltanto strano e bizzarro e frutto dell’immaginazione di una ragazzina, forse potrebbe tornarvi utile. E chissà, forse persino una storia che parla, e va contro ogni previsione, di due amanti impossibili, ti da la speranza che, nulla alla fin fine è impossibile da fare, se è il cuore a governare.

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