hey

Per tanto tempo ho pensato di avere un'origine depressa, di quella depressione che genera tranquillamente e poco empaticamente un mondo poco attento alla sensibilità. In realtà sono perdutamente innamorata della vita, fieramente onnivora e con tanta voglia di imparare. Ed essere diversi a questo mondo è una grande prova di follia, e di coraggio. Ma sii te stesso, sempre, buffo, senza senso.. e va bene così. Un giorno l'accetterai. Benvenuto nell'isola dei giocattoli difettosi.

sabato 23 gennaio 2016

Grazie entità

Non sono io in realtà che scrivo. Cioè. Con calma. Sono io… ma non sono io. Forse quando mi metto di punta a scrivere un’entità scesa dal Parnaso o qualche tizio benevolo di lassù si impossessa di me perché… Dio a volte riesco a scrivere cose che non credo riuscirei a ridire. Quindi sì, sono arrivata alla conclusione che vengo posseduta, da un tizio anche discretamente bravo. E per carità, non che mi dispiaccia questa convivenza forzata, insomma suppongo che per l’entità sia davvero un’esperienza difficile e particolare ma insomma io vivo bene. Con quello che si ha. Detto questo, colgo l’occasione in questo post di ringraziare quest’entità, perché a volte è bello provare a farsi capire e, perché no, far sentire capite alcune persone. Non c’è niente al mondo di più bello per uno scrittore, o nel caso mio per una ragazzina che tenta di annaspare partorendo qualche riga, di sentire gente che si è immedesimata nelle tue parole, che può dire “ Cavolo sembra che parli io!” oppure “ Io mi sento sempre così”. Non c’è onore più grande. Perché sì Gautier, sono d’accordo che l’arte sia per l’arte,  ma chi e cosa meglio dell’arte può essere un treno di collegamento tra le menti degli esseri viventi? Non si può pensare che l’arte sia fine a sé stessa. Non si canta, non si recita, non si suona, né si dipinge per sé stessi. Lo si fa anche per sé stessi. Ma, non siamo soli, in tutti i sensi. E, cara entità, ti ringrazio di impossessarti di me e farmi sentire “viva”, potendo dare anche un briciolo di speranza ai miei poveri e malcapitati lettori. Spero che tu voglia stare un altro po’ di tempo con me, perché ormai la scrittura è diventata parte di me, un bisogno fisiologico, un bisogno dell’anima.

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