Non sono io in realtà che scrivo. Cioè. Con calma. Sono io…
ma non sono io. Forse quando mi metto di punta a scrivere un’entità scesa dal
Parnaso o qualche tizio benevolo di lassù si impossessa di me perché… Dio a
volte riesco a scrivere cose che non credo riuscirei a ridire. Quindi sì, sono
arrivata alla conclusione che vengo posseduta, da un tizio anche discretamente
bravo. E per carità, non che mi dispiaccia questa convivenza forzata, insomma
suppongo che per l’entità sia davvero un’esperienza difficile e particolare ma
insomma io vivo bene. Con quello che si ha. Detto questo, colgo l’occasione in
questo post di ringraziare quest’entità, perché a volte è bello provare a farsi
capire e, perché no, far sentire capite alcune persone. Non c’è niente al mondo
di più bello per uno scrittore, o nel caso mio per una ragazzina che tenta di
annaspare partorendo qualche riga, di sentire gente che si è immedesimata nelle
tue parole, che può dire “ Cavolo sembra che parli io!” oppure “ Io mi sento
sempre così”. Non c’è onore più grande. Perché sì Gautier, sono d’accordo che l’arte sia per l’arte, ma chi e cosa meglio dell’arte
può essere un treno di collegamento tra le menti degli esseri viventi? Non si
può pensare che l’arte sia fine a sé stessa. Non si canta, non si recita, non
si suona, né si dipinge per sé stessi. Lo si fa anche per sé stessi. Ma, non
siamo soli, in tutti i sensi. E, cara entità, ti ringrazio di impossessarti di
me e farmi sentire “viva”, potendo dare anche un briciolo di speranza ai miei
poveri e malcapitati lettori. Spero che tu voglia stare un altro po’ di tempo
con me, perché ormai la scrittura è diventata parte di me, un bisogno
fisiologico, un bisogno dell’anima.
Avevo 11 anni quando ho aperto questo blog e continua ad essere il mio porto sicuro. Alcuni testi mi aiutano come auto-terapia, altri sono ragionamenti sul mondo. A volte il tuo universo non ha né voglia né simpatia per ascoltarti, soprattutto se sei ipersensibile. Sto ancora capendo se la mia voce debba essere ascoltata, ma per tutti quelli che credono che essere se stessi non sia abbastanza...credetemi. Lo è. Scegliete voi. E credete nella magia.
hey
Per tanto tempo ho pensato di avere un'origine depressa, di quella depressione che genera tranquillamente e poco empaticamente un mondo poco attento alla sensibilità. In realtà sono perdutamente innamorata della vita, fieramente onnivora e con tanta voglia di imparare. Ed essere diversi a questo mondo è una grande prova di follia, e di coraggio. Ma sii te stesso, sempre, buffo, senza senso.. e va bene così. Un giorno l'accetterai. Benvenuto nell'isola dei giocattoli difettosi.
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